PENSIERI  E PROPOSTE FORMATIVE DI “VILLA S. BIAGIO” PER L’ANNO NUOVO…GENNAIO 2016

PROPOSTE    GENNAIO 2016:

27 GENNAIO 2016

    auschwitz3 giorno memoria

GIORNATA DELLA MEMORIA

“ IL GOLGOTA DEL MONDO CONTEMPORANEO” 

MESSAGGIO  DI  G. PAOLO II 

  • A) RICORDARE IL PASSATO… 1°- Ricordare deve farsi lezione severa…“…A mezzo secolo di distanza, i singoli, le famiglie, i popoli custodiscono ancora il ricordo di quei sei terribili anni: memorie di paure, di violenze, di penuria estrema, di morte…Col trascorrere del tempo, i ricordi non devono impallidire; devono piuttosto farsi lezione severa per la nostra e le future generazioni”
  • 2°-Pellegrini ai campi di sterminio, ci chiediamo: perchè si giunse a tanto?…Auschwitz, accanto a tanti altri lager, resta il simbolo drammaticamente eloquente delle conseguenze del totalitarismo: Il pellegrinaggio a quei luoghi con la memoria e con il cuore, in questo cinquantesimo anniversario, è doveroso. Mi inginocchio…su questo Golgota del mondo contemporaneo”…
  •  Da tale  meditazione sgorgano interrogativi che l’umanità non può non porsi. Perchè si giunse ad un simile grado di annientamento dell’uomo e dei popoli? Perchè, finita la guerra, non si sono tratte dalla sua amara lezione le dovute conseguenze per l’insieme del continente Europeo?”

AUSCH shoah_00039

  • IO, ELISA SPRINGER, HO VISTO DIO. Ho visto Dio, percosso e flagellato, sommerso dal fango, inginocchiato a scavare dei solchi profondi sulla terra, con le mani rivolte verso il cielo, che sorreggevano i pesanti mattoni dell’indifferenza.
  • Ho visto Dio dare all’uomo forza, per la sua disperazione, coraggio alle sue paure, pietà alle sue miserie, dignità al suo dolore.     Poi lo avevo smarrito, avvolto dal buio dell’odio e dell’indifferenza, dalla morte del mondo, dalla solitudine dell’uomo e dagli incubi della notte che scendeva su Auschwitz.
  •  Lo avevo smarrito… insieme al mio nome, diventato numero sulla carne bruciata, inciso nel cuore con l’inchiostro del male, e scolpito nella mente, dal peso delle mie lacrime…
  • Lo avevo smarrito… nella mia disperazione che cercava un pezzo di pane, coperta dagli insulti, le umiliazioni, gli sputi, resa invisibile dall’indifferenza, mentre mi aggiravo fra schiene ricurve e vite di morti senza memoria.
  • Ho ritrovato Dio… mentre spingeva le mie paure al di là dei confini del male e mi restituiva alla vita, con una nuova speranza: io ero viva in quel mondo di morti.    Dio era lì, che raccoglieva le mie miserie e sollevava il velo della mia oscurità.   Era lì, immenso e sconfitto, davanti alle mie lacrime.

18 – 25 GENNAIO: SETTIMANA DI PREGHIERA

ECUMENISMO DEF

 PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI

Chiamati per annunziare a tutti le opere meravigliose di Dio 

(cfr 1 Pietro 2, 9-10)

25 GENNAIO – CONVERSIONE DI S. PAOLO

S. PAOLO CARAV

L’AMORE DI CRISTO CI SPINGE (2COR 5,14)

1° – L’UOMO 

  •     Per cominciare la nostra conversazione: dove sei nato? “Io  sono un Giudeo di Tarso di Cilicia, cittadino di una città non certo  senza importanza.( Atti c. 21,39)
  • I tuoi hanno potuto mandarti a perfezionare gli studi: dove? Io sono  un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma cresciuto in questa città,  formato alla scuola di Gamaliele nelle più rigide norme della legge  paterna, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. ( Atti c. 22,3)
  • Una cosa ci incuriosisce: è vero che parlavi diverse lingue? Sul punto di esser condotto nella fortezza, Paolo disse al tribuno: “Posso dirti una parola?”. “Conosci il greco?, disse quello, Allora  non sei quell’Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato i quattromila ribelli?”. Paolo, stando in piedi sui gradini,  fece cenno con la mano al popolo e, fattosi un grande silenzio, rivolse  loro la parola in ebraico (Atti c. 21,37)
  • Davvero  avevi la cittadinanza romana? Quanto avevi pagato per ottenerla? Il tribuno ordinò di portarlo nella fortezza,  prescrivendo di interrogarlo a colpi di flagello. Ma quando l’ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al  centurione: “Potete voi flagellare un cittadino  romano, non ancora giudicato?”. Udito ciò, il centurione corse a  riferire al tribuno: “Che cosa stai per fare? Quell’uomo è un  romano!”.  Allora il tribuno si recò da Paolo e gli domandò:  “Dimmi, tu sei cittadino romano?”. Rispose: “Sì”. Replicò il  tribuno: “Io questa cittadinanza l’ho acquistata a caro prezzo”. Paolo  disse: “Io, invece, lo sono di nascita!”.  (Atti c. 22,20ss) 
  • Ma avevi imparato anche un mestiere manuale?  Paolo si recò da loro (Aquila e Priscilla) e poiché erano del medesimo  mestiere, si stabilì nella loro casa e lavorava. Erano infatti di  mestiere fabbricatori di tende. (Atti c.18,1ss) 
  • E la tua costituzione fisica? s. paolo arte mod Eri anche un bravo nuotatore?  Tre  volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre  volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle  onde.  Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli;   fatica e travaglio, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni,  freddo e nudità( 2Cor.11,25)

 2. IL PERSECUTORE ATTERRATO… S. PAOLO1

  • Ci risulta che  infuriavi contro la Chiesa. Perché? Saulo era fra coloro che approvarono l’uccisione di Stefano. Persone pie  seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui. Saulo intanto  infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e  donne e li faceva mettere in prigione.Quelli però che erano stati dispersi andavano per il paese e  diffondevano la parola di Dio. ( At. 8,1s) 
  • Raccontaci di quel viaggio che ti ha cambiato la vita… Saulo frattanto, sempre fremente minaccia e strage contro i  discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli  chiese lettere per le sinagoghe di Damasco al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme uomini e donne,  seguaci della dottrina di Cristo, che avesse trovati. E avvenne che,  mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e cadendo a terra udì una voce che gli  diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”.  (Atti c.  9,1ss)
  • Chi ti buttò a terra, cosa ti disse? “Io sono Gesù, che tu perseguiti!  Orsù, alzati  ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare”. Saulo si alzò da terra ma, aperti gli  occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a  Damasco,  dove rimase tre giorni senza vedere e senza prendere né  cibo né bevanda.
  • Saulo, fratello mio…Uno che tu volevi far fuori, ti chiamò così?  Ora c’era a Damasco un discepolo di nome Anania e il Signore in  una visione gli disse: “Anania!”. Rispose: “Eccomi, Signore!”. “Su, và sulla strada chiamata Diritta, e cerca nella casa  di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco sta pregando. Anania andò, entrò  nella casa, gli impose le mani e disse: Saulo, fratello mio, mi ha  mandato a te il Signore Gesù, che ti è apparso sulla via per la quale  venivi, perché tu riacquisti la vista e sia colmo di Spirito Santo”. E  improvvisamente gli caddero dagli occhi come delle squame e  ricuperò la vista; fu battezzato,  poi prese cibo e le forze gli  ritornarono.

« IO, CHE PER L’INNANZI ERO STATO   UN BESTEMMIATORE, UN PERSECUTORE…

MI È STATA USATA MISERIORDIA »  (1Tm 1,13)

LA CONVERSIONE DI SAN PAOLO

S.-PAOLO-IN-CARCERE-235x300

 S. GIOVANNI CRISOSTOMO

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407

  • Dobbiamo sempre tenere a mente quanto tutti gli uomini siano circondati da tante testimonianze del medesimo amore di Dio. Se la giustizia avesse preceduto la penitenza, l’universo sarebbe stato annientato. Se Dio fosse stato pronto al castigo, la Chiesa non avrebbe conosciuto l’apostolo Paolo; non avrebbe ricevuto un tale uomo nel suo seno.
  • LA MISERICORDIA DI DIO HA TRASFORMATO IL PERSECUTORE IN APOSTOLO; HA CAMBIATO IL LUPO IN PASTORE E HA FATTO DI UN PUBBLICANO UN EVANGELISTA (MT 9,9). È LA MISERICORDIA DI DIO, COMMOSSA DAL NOSTRO DESTINO, CHE CI HA TRASFORMATI TUTTI; E CI CONVERTE .  Vedendo l’ingordo di ieri mettersi oggi a digiunare, il bestemmiatore di un tempo parlare di Dio con rispetto, l’ignobile di una volta non aprire più la bocca se non per lodare Dio, possiamo ammirare la misericordia del Signore. Sì, fratelli, se Dio è buono con tutti, lo è particolarmente nei riguardi dei peccatori. … E QUESTO NE È IL MOTIVO: SPAVENTARE IL PECCATORE, SOPRATTUTTO IL PECCATORE INCALLITO, SAREBBE PRIVARLO DI OGNI FIDUCIA, FARLO AFFONDARE NELLA DISPERAZIONE; ADULARE IL GIUSTO, SAREBBE DIMINUIRE IL VIGORE DELLA SUA VIRTÙ, SPINGERLO AD ALLENTARE IL SUO ZELO. DIO È INFINITAMENTE BUONO! IL SUO TIMORE È LA SALVAGUARDIA DEL GIUSTO, E LA SUA CLEMENZA CONVERTE IL PECCATORE.
  • LEGGI TUTTO IN COMMENTI…

– TEMPRA E CUORE D. ORIONE d.-orione DELL’APOSTOLO PAOLO

 “Don Orione ebbe la tempra e il cuore

dell’Apostolo Paolo, tenero e sensibile fino alle lacrime,

infaticabile e coraggioso fino all’ardimento,

tenace e dinamico fino all’eroismo.

Mirabile è Dio nei suoi santi”

(Giovanni Paolo II)

– IL GRANDE SEGRETO  Rapporto vitale con Cristo

S. PAOLO: “Sono stato crocifisso con  Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me. Questa vita  nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me(Gal 2,20)

DON ORIONE :  “Le mie regole voi non le conoscete, ma voi conoscete la mia vita …Un cuore senza confini perché dilatato dalla carità del mio Dio Gesù crocifisso.” (Scr.102,32)

  • Esperienza d’amore

S. PAOLO:   “Una notte in visione il Signore disse a Paolo: “Non aver paura,  ma continua a parlare e non tacere,  perché io sono con te, nessuno  cercherà di farti del male”(At 18,9s).                                          

DON ORIONE:Era una sera, quando sono entrato nella chiesuola del mio paese e posi la testa ai piedi di quel vecchio Crocifisso, che è là, entrando, quando: Gesù è con te!  mormorò vicino al mio cuore il Signore: sono qui ad amarti per tutti.!  (Scr.69,211)

UN PROGRAMMA DI VITA:     Vorrei farmi cibo spirituale per i miei fratelli… che hanno fame e sete di verità e di Dio; vorrei vestire di Dio gli ignudi, dare la luce di Dio ai ciechi, aprire i cuori alle innumerevoli miserie umane e farmi servo dei servi distribuendo la mia vita ai più indigenti e derelitti; vorrei diventare lo stolto di Cristo e vivere e morire della stoltezza della carità per i miei fratelli!   Amare sempre e dare la vita cantando l’Amore! Spogliarmi di tutto! Seminare la carità lungo ogni sentiero; seminare Dio in tutti i modi, in tutti i solchi; inabissarmi sempre infinitamente e volare sempre più alto infinitamente, cantando Gesù e la Santa Madonna e non fermarmi mai.   Fare che i solchi diventino luminosi di Dio; diventare un uomo buono tra i miei fratelli; abbassare, stendere sempre le mani e il cuore a raccogliere pericolanti debolezze e miserie e porle sull’altare, perché in Dio diventino le forze di Dio e grandezza di Dio.  Gesù è morto con le braccia aperte. È Dio che si è abbassato e immolato con le braccia aperte. Carità! Voglio cantare la carità! Avere una gran pietà per tutti! 036PG

++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

LA DEVOZIONE s. francesco di sales filotea È POSSIBILE

IN OGNI VOCAZIONE E PROFESSIONE

S. Francesco di Sales

  •  La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini?    No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa.
  • L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è resa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili.
  • È un errore, anzi un’eresia, voler escludere l’esercizio della devozione dell’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati.  Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta.

leggi tutto in commenti…

PAPA FRANCESCO  E IL DIALOGO ECUMENICO

battesimo-della-chiesa RIGA

RISCOPRIRE IL BATTESIMO, SENZA DIVISIONI

  •  “Al centro della cattedrale luterana di Riga vi è un fonte battesimale che risale al XII secolo, al tempo in cui la Lettonia fu evangelizzata da san Mainardo. Quella fonte è segno eloquente di un’origine di fede riconosciuta da tutti i cristiani della Lettonia, cattolici, luterani e ortodossi”. 
  • “La Prima Lettera di Pietro è rivolta alla prima generazione di cristiani per renderli consapevoli del dono ricevuto col battesimo e delle esigenze che esso comporta”,  “Anche noi, in questa Settimana di preghiera, siamo invitati a riscoprire tutto questo, e a farlo insieme, andando al di là delle nostre divisioni”. 
  • “Quando noi cristiani diciamo di condividere un solo battesimo, affermiamo che tutti noi – cattolici, protestanti e ortodossi – condividiamo l’esperienza di essere chiamati dalle tenebre all’incontro con il Dio vivente, pieno di misericordia” ha ricordato il Papa, che nell’udienza di oggi si è soffermato sul legame tra l’ecumenismo e la misericordia, tema del Giubileo. “Tutti facciamo esperienza dell’egoismo, che genera divisione, chiusura, disprezzo”, “Ripartire dal battesimo vuol dire ritrovare la fonte della misericordia, fonte di speranza per tutti, perché nessuno è escluso dalla misericordia di Dio”.
  • “La condivisione di questa grazia crea un legame indissolubile tra noi cristiani, così che, in virtù del battesimo, possiamo considerarci tutti realmente fratelli”. “La misericordia di Dio, che opera nel Battesimo, è più forte delle nostre divisioni”. “Nella misura in cui accogliamo la grazia della misericordia – ha assicurato il Papa – noi diventiamo sempre più pienamente popolo di Dio, e diventiamo anche capaci di annunciare a tutti le sue opere meravigliose, proprio a partire da una semplice e fraterna testimonianza di unità. Noi cristiani possiamo annunciare a tutti la forza del Vangelo impegnandoci a condividere le opere di misericordia corporali e spirituali. Questa è una testimonianza concreta di unità”.
  • “Portare la misericordia in ogni parte della terra”: è questa,  la “missione comune” dei cristiani. “Tutti noi cristiani, per la grazia del battesimo, abbiamo ottenuto misericordia da Dio e siamo stati accolti nel suo popolo. Tutti, cattolici, ortodossi e protestanti, formiamo un sacerdozio regale e una nazione santa”,  “Questo significa  che abbiamo una missione comune, che è quella di trasmettere la misericordia ricevuta agli altri, partendo dai più poveri e abbandonati”. “Durante questa Settimana di preghiera, preghiamo affinché tutti noi discepoli di Cristo troviamo il modo di collaborare insieme per portare la misericordia del Padre in ogni parte della terra”,

«NON C’E’ SANTO SENZA PASSATO… 

NE’ PECCATORE SENZA FUTURO»

 

papa con3piantano ulivo

  1. Il dialogo ecumenico: Con quali atteggiamenti?   L’impegno ecumenico risponde alla preghiera del Signore Gesù che chiede che « tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21).  Dobbiamo sempre ricordare che siamo pellegrini, e che peregriniamo insieme. A tale scopo bisogna affidare il cuore al compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze, e guardare anzitutto a quello che cerchiamo: la pace nel volto dell’unico Dio.
  2. Imparare gli uni dagli altri?  Sono tante e tanto preziose le cose che ci uniscono! Quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri! Non si tratta solamente di ricevere informazioni sugli altri per conoscerli meglio, ma di raccogliere quello che lo Spirito ha seminato in loro come un dono anche per noi. 
  3. Per esempio?  Solo per fare un esempio, nel dialogo con i fratelli ortodossi, noi cattolici abbiamo la possibilità di imparare qualcosa di più sul significato della collegialità episcopale e sulla loro esperienza della sinodalità. 
  4. E con gli Ebrei,  quale dialogo è possibile?  Uno sguardo molto speciale si rivolge al popolo ebreo, la cui Alleanza con Dio non è mai stata revocata, perché «i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,29). Crediamo insieme con loro nell’unico Dio che agisce nella storia, e accogliamo con loro la comune Parola rivelata.
  5.  Come guardare alle incomprensioni del passato?  L’affetto che si è sviluppato ci porta sinceramene ed amaramente a dispiacerci per le terribili persecuzioni di cui furono e sono oggetto…
  6. Quali grandi valori ci uniscono?  Dio continua ad operare nel popolo dell’Antica Alleanza  Anche la Chiesa si arricchisce quando raccoglie i valori dell’Ebraismo. … esiste una ricca complementarietà che ci permette di leggere insieme i testi della Bibbia ebraica e aiutarci vicendevolmente a sviscerare le ricchezze della Parola, come pure di condividere molte convinzioni etiche e la comune preoccupazione per la giustizia e lo sviluppo dei popoli.  (Evangelii Gaudium, 2013).

INDICAZIONI   ECUMENICHE

  •  “Ebrei, cristiani e musulmani udranno l’invito di Abramo a riconciliarsi per contribuire alla salvezza di un mondo minacciato di morte? Uniti, offriranno una mano finalmente fraterna ai loro fratelli dell’Asia e dell’Africa, così come alle masse atee dell’occidente e dell’oriente, votate alle banalità del materialismo mediatico? La salvezza del mondo dipende oggi,  dalla scelta di ognuno di noi  e di noi tutti insieme. Potremmo salvare questo  mondo in perdizione se solo fossimo capaci di amare” (Chouraqui)
  •  NEL RAPPORTO CON GLI ALTRI    Curare il dialogo del “et-et”  della complementarietà non atteggiamenti da “aut-aut”    Con passione per la carità abituandoci ad una delicata correzione fraterna e al perdono reciproco ricordando il comando del Signore  (MT 5,23s)   Attitudine di apprezzamento e riconoscenza a Dio per i doni dell’altro che sono sempre per l’utilità comune!!! cfr. 1Cor 12,7

COL CUORE DI  DON ORIONEdon orione e bambini argentini

  1.  I bei giorni della Chiesa  « Felici gli occhi che vedranno l’Occidente e l’Oriente unirsi per formare i bei giorni della Chiesa! » Nulla resisterà alla carità di Gesù Cristo e del suo Vicario. E ciascuno avrà un cuore vivo di Dio, si sentirà e sarà operaio di Dio. E quella sarà l’ora di Dio, sarà la grande giornata di Gesù Cristo, Signore, Salvatore e Dio nostro! E Gesù vincerà il mondo così: nella carità, nella misericordia. (Lett. I, 310) 
  2. Ecumenismo della carità: “È venuto da me un signore, il quale mi ha detto: – Voglio fondare un Ospizio Cattolico, e lei si sente di mandarmi i suoi preti? – Ed io: – Se per cattolico intende universale, cioè dove si possono accettare tutti, sì che accetto di mandare il personale; ma se vuole fondare un Ospedale esclusivamente per i cattolici, no che non accetto – (e fa segno con la testa e con la mano). Tenete a mente queste parole, perché, quando si presenta uno che ha un dolore, non si stà lì a domandare se ha il battesimo, ma se ha un dolore. “ Parola VIII, 19- 196

17 GENNAIO: 

GIORNATA DIALOGO EBRAICO-CRISTIANO:

EBREI-CRISTIANI1                    anno santo

“Il Verbo che si è fatto carne

è davvero il “bacio” di Dio

all’umanità assetata di amore”

E’ LUI LA NOSTRA PACE

+++

  • I NOSTRI FRATELLI MAGGIORI: Le radici ebraiche della fede cristiana

  1.  L’ebraicità di Gesù – La madre di Gesù è una giovane ebrea, figlia di genitori ebrei che osservano gli insegnamenti della legge mosaica e partecipano al culto divino. Giuseppe, lo sposo di Maria, è un ebreo della stirpe di Davide.Gesù è quindi nato in una famiglia di ebrei osservanti ed è nato a Betlemme di Giudea, come aveva predetto il profeta Michea (5,1). Il fatto che Gesù appartenga al popolo ebraico non è marginale, ma è essenziale, perché “Israele è il popolo sacerdotale di Dio, colui che ‘porta il Nome del Signore’.[1] Ad Israele Dio ha donato la Torah, la sua Parola viva ed eterna che i Maestri ebrei definiscono il “bacio” di Dio agli uomini.
  2. L’evangelista Matteo ritiene così importanti le origini ebraiche di Gesù da iniziare il suo Vangelo con la “Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda…”, e così fino ad arrivare a Giuseppe, sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù.
  3. Qualche episodio significativo sull’ebraicità di Gesù: Otto giorni dopo la sua nascita, Gesù viene presentato dai suoi genitori al tempio di Gerusalemme dove viene offerto al Signore e circonciso, secondo la Legge di Mosè (Lc 2,21).2) – Quando poi Gesù raggiunge l’età stabilita dalla Legge, diventa “figlio del precetto” col rito del bar-mizvah, che segna l’ingresso nel mondo degli adulti di ogni ragazzo ebreo. Il Vangelo di Luca riporta l’episodio di Gesù giovinetto che fu ritrovato dai suoi genitori nel tempio di Gerusalemme “seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava” (2,46); – I Vangeli raccontano anche che Gesù, come tutti gli ebrei osservanti, si recava a Gerusalemme, tre volte l’anno, per le feste di Pèsach (Pasqua), Shavuòt (Pentecoste) e Sukkòt (Capanne).
  4. Luca, nel suo Vangelo, dice che Gesùinsegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi”.[2] Poi aggiunge: “ Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore. Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui”.[3]  
  5. – Gesù, come tutti i maestri della Torah, insegnava stando seduto, e parlava “come uno che ha autorità”, suggellando i suoi detti con la parola: “Amen!” ( “così è!”, “senza alcun dubbio!”). Egli stesso dirà: “Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento”.
  6. Noi, come gli apostoli e i discepoli di Gesù, crediamo in “colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i profeti”.[4]  E quando recitiamo i Salmi, ci rivolgiamo a Dio con le stesse parole con cui il Figlio di Dio conversava col Padre suo. I Salmi con cui la Chiesa prega sono i Salmi di Israele; sono gli stessi con cui  pregava e prega il popolo ebraico. Il Padre Nostro, la preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli, così cara a noi cristiani, ha le sue fonti ebraiche, tant’è che un ebreo non avrebbe alcuna difficoltà a recitarla con noi. La Liturgia cristiana è intessuta di Sacra Scrittura. “Massima è l’importanza della Sacra Scrittura nella celebrazione liturgica.  Possiamo anche affermare che la struttura complessiva della Messa, la preghiera eucaristica, la benedizione del pane e del vino sono di derivazione ebraica, attualizzate con significato nuovo, pasquale. E’ nel contesto della pasqua ebraica che l’ebreo Gesù ci ha lasciato il memoriale della sua pasqua. Gesù è sempre stato ebreo. Egli ha sempre vissuto da ebreo osservante, fino alla morte. Sulla sua croce i Romani hanno scritto: “Gesù nazareno, re dei Giudei”.
  7.  papa muro pianto «La religione ebraica non ci è “estrinseca” ma, in un certo senso, è “intrinseca” alla nostra religione. Noi abbiamo dunque verso di lei dei rapporti che non abbiamo con nessun’altra religione. Voi siete i nostri fratelli preferiti e, in un certo senso, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori». Il Rabbi di Nazaret, è “nostro fratello maggiore”. Egli è la Parola di Dio che si è fatta carne nel grembo di una fanciulla ebrea.  E’ il nostro Maestro che, come ai discepoli di Emmaus, svela alla Chiesa il senso profondo delle Scritture d’Israele. Il Verbo che si è fatto carne è davvero il “bacio” di Dio all’umanità assetata di amore.

 

TESTIMONI DI PACE

 BENEDETTA BIANCHI PORRO2

BENEDETTA BIANCHI PORRO

Nacque a Dovadola (Forlì) l’8-8-1936Benedetta ha spezzato con l’amore la sua solitudine: crocefissa ha cantato le meraviglie della vita, ha dimenticato se stessa per gli altri, ha vissuto il dolore come mistero d’amore e fonte di grazia.A tutti ha donato la speranza. La sua fede ha operato prodigi. La sua esistenza terrena si chiuse il 23-1-1964, a Sirmione. Possiamo accostarci a Benedetta leggendo una sua lettera.

  • Sirmione, 1963: Caro Natalino, in « Epoca » è stata riportata una tua lettera. Attraverso le mani, la mamma me l’ha letta. Sono sorda e cieca, perciò le cose, per me, diventano abbastanza difficoltose. Anch’io come te ho ventisei anni, e sono inferma da tempo. Un morbo mi ha atrofizzata quando stavo per coronare i miei lunghi ami di studio: ero laureanda in medicina a Milano. 
  • Accusavo da tempo una sordità che i medici stessi non credevano all’inizio. Ed io andavo avanti così non creduta e tuffata nei miei studi che amavo disperatamente. Avevo diciassette anni quando ero già iscritta all’Università. Poi il male mi ha completamente arrestata quando avevo quasi terminato lo studio: ero all’ultimo esame. E la mia quasi laurea mi è servita solo per diagnosticare me stessa, perché ancora (fino allora) nessuno aveva capito di che si trattasse.
  • Fino a tre mesi fa godevo ancora della vista; ora è notte. Però nel mio calvario non sono disperata. Io so che in fondo alla via Gesù mi aspetta. Prima nella poltrona, ora nel letto, che è la mia dimora, ho trovato una sapienza più grande di quella degli uomini.
  •  Ho trovato che Dio esiste ed è amore, fedeltà, gioia, certezza, fino alla consumazione dei secoli. Fra poco io non sarò più che un nome; ma il mio spirito vivrà qui fra i miei, fra chi soffre, e non avrò neppure io sofferto invano. E tu, Natalino, non sentirti solo. Mai. Procedi serenamente lungo il cammino del tempo e riceverai luce, verità: la strada sulla quale esiste veramente la giustizia, che non è quella degli uomini, ma la giustizia che Dio solo può dare.
  • Le mie giornate non sono facili; sono dure, ma dolci, perché Gesù è con me, col mio patire, e mi dà soavità nella solitudine e luce nel buio. Lui mi sorride e accetta la mia cooperazione con Lui. Ciao, Natalino, la vita è breve, passa velocemente. Tutto è una brevissima passerella, pericolosa per chi vuole sfrenatamente godere, ma sicura per chi coopera con Lui per giungere in Patria. Ti abbraccio. Tua sorella in Cristo. Benedetta
  • Io credo all’amoreIo so di non essere sola: nel mio silenzio, nel mio deserto, mentre cammino, Lui è qui: mi sorride, mi precede, mi incoraggia a portare a Lui qualche piccola briciola d’amore. Prima nella poltrona, ora nel letto che è la mia dimora, ho trovato una sapienza più grande di quella degli uomini.
  • Ho trovato che Dio esiste ed è amore, fedeltà, gioia, certezza, fino alla consumazione dei secoli. Le mie giornate non sono facili; sono dure ma dolci, perché Gesù è con me, col mio patire, e mi dà soavità nella solitudine e luce nel buio: Lui mi sorride e accetta la mia cooperazione con Lui. Quanto a me sto come sempre, ma da quando so che c’è Chi mi guarda lottare cerco di farmi forte: com’è bello così! Io credo all’Amore disceso dal Cielo, a Gesù Cristo e alla sua Croce gloriosa.Sì, io credo all’Amore.
  • Þ      Tu mi hai prevenuta, o Signore, ed io devo amarti molto.Þ   Grazie, o Signore, per i bambini: com’è bello guardare l’innocenza.Þ   Apro il messale e trovo: “noi ci possiamo gloriare solo nella Croce di nostro Signore”. Cioè solo nel dolore, perché “questo è nostro”.Þ   Tu riempi l’universo e tutto grida le tue meraviglie. Tuo è questo cielo pieno di sole! Ogni cosa buona e bella, da Te procede…Þ  Ho letto: “bisogna rinnovarsi sull’altare che ci è offerto“.Þ  Valore purificatore della preghiera: è un’ancora fra le onde e un arcobaleno dopo il temporale.Þ  Valore del dolore: senza il Calvario non è possibile alcuna cosa. Se il seme non muore, non porta frutto. è Dio che dà valore al nostro sacrificio, bisogna credere come Abramo.
  •  +++++++++++++++++++++++++++++++

mani congiunte

GLI HO CHIESTO LA FORZA  
e Dio mi ha dato difficoltà per rendermi forte.
Gli ho chiesto la saggezza
e Dio mi ha dato problemi da risolvere.
Gli ho chiesto la prosperità
Gli ho chiesto il coraggio
e Dio mi ha dato pericoli da superare.
Gli ho chiesto l’Amore
e Dio mi ha affidato persone bisognose da aiutare.
Gli ho chiesto favori
e Dio mi ha dato opportunità.
Non ho ricevuto nulla di ciò che volevo
ma tutto quello di cui avevo bisogno.
La mia preghiera è stata ascoltata.

 Antica poesia indiana

++++++++++++

DOMENICA 10 GENNAIO 2016

BATTESIMO2

BATTESIMO DI GESU’…

 S. IPPOLITO, SACERDOTE

  • Gesù venne da Giovanni e ricevette da lui il battesimo. OH FATTO CHE RIEMPIE DI STUPORE! La sorgente incontenibile, da cui sgorga la vita per tutti gli uomini ed è perenne, si immerge in un filo d’acqua scarsa e fugace. Ed ecco, gli si aprono i cieli e risuona una voce che dice: «QUESTI È IL FIGLIO MIO PREDILETTO, NEL QUALE MI SONO COMPIACIUTO» (MT 3, 17).
  • «Questi è il mio Figlio prediletto»: prova la fame, EGLI CHE NUTRE UN NUMERO INFINITO DI CREATURE;  è affranto dalla stanchezza, EGLI CHE RISTORA GLI AFFATICATI;  non ha dove posare il capo, EGLI CHE TUTTO SOSTIENE NELLE SUE MANI; soffre, egli che guarisce ogni sofferenza; È Schiaffeggiato, EGLI CHE DONA AL MONDO LA LIBERTÀ.
  • Ma, vi prego, prestatemi molta attenzione: voglio ritornare alla fonte della vita e contemplare la sorgente di ogni rimedio.    Il Padre dell’immortalità inviò nel mondo il Figlio e Verbo immortale, che venne tra gli uomini per lavarli nell’acqua e nello Spirito, e, per rigenerarci nell’anima e nel corpo alla vita eterna, insufflò in noi lo Spirito di vita.
  • Perciò io proclamo come un araldo: Venite, tribù e popoli tutti, all’immortalità del battesimo. Questa è l’acqua associata allo Spirito Santo per mezzo del quale è irrigato il paradiso, la terra diventa feconda, le piante crescono, ogni essere animato genera vita; e per esprimere tutto in poche parole, è l’acqua mediante la quale riceve vita l’uomo rigenerato, con la quale Cristo fu battezzato, nella quale discese lo Spirito Santo in forma di colomba.
  • CHI SCENDE CON FEDE  BATTESIMO ADULTIIN QUESTO LAVACRO DI RIGENERAZIONE, RINUNZIA AL DIAVOLO E SI SCHIERA CON CRISTO, rinnega il nemico e riconosce che Cristo è Dio, si spoglia della schiavitù e si riveste dell’adozione filiale, ritorna dal battesimo splendido come il sole ed emettendo raggi di giustizia; ma, e ciò costituisce la realtà più grande, ritorna figlio di Dio e coerede di Cristo.
     BENEDIZIONE

confes

(Anselm Grun)

Il Dio buono e misericordioso ti benedica,
ti avvolga della sua presenza d’Amore e di guarigione.
Ti sia vicino quando esci e quando entri,
ti sia vicino quando lavori. Faccia riuscire il tuo lavoro.
Ti sia vicino in ogni incontro e ti apra gli occhi
per il mistero che risplende in te in ogni volto umano.
Ti custodisca in tutti i tuoi passi.
Ti sorregga quando sei debole.
Ti consoli quando ti senti solo.
Ti rialzi quando sei caduto.
Ti ricolmi del suo Amore, della sua bontà e dolcezza
e ti doni libertà interiore.
Te lo conceda il buon Dio,
il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo.
Amen

 PAPA FRANCESCO: Papa F. con bimbe– GIORNATA MONDIALE DELLA PACE  (1° GENNAIO 2016  )  

  1. «Vinci l’indifferenza e conquista la pace». La cultura dell’indifferenza “una minaccia per la famiglia umana”… La pace va conquistata: non è un bene che si ottiene senza sforzi. Si tratta di sensibilizzare e formare al senso di responsabilità riguardo a gravissime questioni che affliggono la famiglia umana, quali il fondamentalismo e i suoi massacri, le persecuzioni a causa della fede e dell’etnia, le violazioni della libertà e dei diritti dei popoli, lo sfruttamento delle persone…
  2. È necessario passare “dall’indifferenza alla misericordia” attraverso una conversione del cuore.  “l’amore per gli altri – gli stranieri, i malati, i prigionieri, i senza fissa dimora, perfino i nemici – è l’unità di misura di Dio per giudicare le nostre azioni”. “Nello spirito del Giubileo della Misericordia, ciascuno è chiamato a riconoscere come l’indifferenza si manifesta nella propria vita e ad adottare un impegno concreto per contribuire a migliorare la realtà in cui vive, a partire dalla propria famiglia, dal vicinato o dall’ambiente di lavoro”.
  • IL DECALOGO DELLA PACE IN FAMIGLIA  FAMIGLIA-DEF-300x187
  1. Accettare di essere diversi
  2.   alla base della famiglia un “contratto”: non ci faremo mai soffrire volontariamente
  3. Considerare gli aspetti positivi, relativizzare i miniproblemi
  4. L’amore cresce attraverso questi piccoli perdoni
  5. Parlare e spiegarsi: ti chiedo perdono, mi sono innervosito…
  6. Riconoscere la ferita che si è fatta
  7. Dare tempo al tempo…
  8. Imparare a negoziare, mettendosi al posto dell’altro…
  9. Riconciliarsi e saper ripartire “come prima”
  10. Un perdono totale è una cosa divina: guardiamo Cristo in croce

 La preghiera della sera è una occasione meravigliosa per scambiarci il perdono. Amare è essere capaci di dire insieme il Padre nostro(B. Ferrero)

ESSERE FELICI È…  Buon Anno 2016

  • “Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino.
  •  Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
  • Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
  • Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato….Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide,  incomprensioni e periodi di crisi.

UNA SOLA ANIMA IN DUE CORPI

Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo.  

  • Eravamo ad Atene… Allora non solo io mi sentivo preso da venerazione verso il mio grande Basilio per la serietà dei suoi costumi e per la maturità e saggezza dei suoi discorsi inducevo a fare altrettanto anche altri che ancora non lo conoscevano. Molti però già lo stimavano grandemente… Questo l’inizio della nostra amicizia; di qui l’incentivo al nostro stretto rapporto; così ci sentimmo presi da mutuo affetto.
  • Quando, con il passare del tempo, ci manifestammo vicendevolmente le nostre intenzioni e capimmo che l’amore della sapienza era ciò che ambedue cercavamo, allora diventammo tutti e due l’uno per l’altro: compagni, commensali, fratelli.
  • Ci guidava la stessa ansia di sapere, cosa fra tutte eccitatrice d’invidia; eppure fra noi nessuna invidia, si apprezzava invece l’emulazione. Questa era la nostra gara: non chi fosse il primo, ma chi permettesse all’altro di esserloSembrava che avessimo un’unica anima in due corpi.
  • E mentre altri ricevono i loro titoli dai genitori, o se li procurano essi stessi dalle attività e imprese della loro vita, per noi invece era grande realtà e grande onore essere e chiamarci cristiani.

SULLE GINOCCHIAbambino-sulle-ginocchia DI DIO PADRE…

  •  Non riesco a ricordare quando mio padre mi teneva sulle ginocchia. Ricordo solo quando mi portava sulla canna della sua bicicletta e, apposta mi sollevava un po’ di qua e un po’ di là con i suoi ginocchi. Ridevo ed ero felice. Sentivo, attraverso quegli scherzosi tocchi di ginocchio, che mio padre mi voleva bene.
  • Ricordo molto bene quando tenevo i miei figli sulle ginocchia e giocavamo a “trotta trotta bel caval…”. Nessun discorso, nessuna paternale. Una filastrocca, due ginocchi in movimento e tanta felicità. Ora che sono grandi, le mie ginocchia sono qui ad aspettare i loro figli. Per dare ancora felicità.
  • E quando le mie gambe si raffredderanno per sempre e diventeranno polvere nel grembo della terra, chi renderà felice la mia anima bambina?  Le ginocchia di Dio! Due grandi mani afferreranno le mie; due grandi occhi guarderanno i miei; un piccolo sorriso basterà per rivelarmi un grande amore. L’amore di un grande padre. Tra un saltello e l’altro, gli chiederò di mostrarmi il suo primo disegno, il suo primo calcolo, la sua prima fotografia scattata all’alba del primo giorno.
  • Mi farò spiegare tutte le cose che non ho capito bene nella vita. Gli domanderò perché, pur essendo padre, sa amare come una madre. Come ha fatto a concepire, nella sua fantasiosa mente, i tratti dell’uomo e i tratti della donna. A chi si è ispirato per creare i nostri occhi capaci, da piccoli, di esprimere solo gioia e stupore; da grandi, anche odio e dolore.
  • I miei tanti “perché” metteranno a dura prova la sua infinita pazienza. Ma, quando capirò che sarà stanco di darmi delle spiegazioni, smetterò di parlare. Se chiuderà gli occhi per il sonno, ascolterò il suo respiro fino al suo risveglio. Se vorrà farmi saltellare, farò di tutto per non stancargli mai le ginocchia.
  • Sulle ginocchia di Dio, c’è posto per tutti i “bambini” dell’Universo, compresi quelli in carne e ossa mai nati. Questi ultimi, li vorrò far giocare anch’io, sulle ginocchia di Dio

 

31 comments

  1. Il Fulmine
    “Durante la celebrazione della Messa, scoppiò improvvisamente un violento temporale.
    Un fulmine colpì il campanile e fece tremare le pareti della chiesa che era gremita i gente.
    Il celebrante, visibilmente scosso, si rivolse ai fedeli, dicendo:
    “INTERROMPIAMO un attimo la Messa, e METTIAMOCI A…PREGARE!”
    (Bruno Ferrero)

    Ti dico GRAZIE… Gesù,
    per ogni volta che il sacerdote ci invita alla CONSAPEVOLEZZA sul VERO SIGNIFICATO della MESSA!

  2. “Le ferite possono essere le aperture nella parte migliore e più bella di noi”.
    (D.R.)

    Signore, non ti chiederò più di diminuire le sofferenze, ma di IMPARARE a soffrire con… DIGNITA’.

  3. “Da domani sarà triste, da domani.
    Ma oggi sarò contento,
    a che serve essere tristi, a che serve.
    Perché soffia un vento cattivo.
    Perché dovrei dolermi oggi, del domani.
    Forse domani splenderà ancora il sole e non vi sarà ragione di tristezza.

    Da domani sarà triste, da domani.
    Ma oggi sarò contento,
    e ad ogni amaro giorno dirò: Da domani, sarà triste, oggi no.

    (Poesia di un ragazzo trovata in un ghetto nel 1941)

    Vorrei lo stesso ottimismo
    dopo il gravissimo incidente che mi ha menomato.

  4. Nel giorno triste della MEMORIA DEI CAMPI DI CONCENTRAMENTI…CI SOSTENGA QUESTA PAGINA DI S. BERNARDO CHE COMMENTA IL Cantico dei Cantici
    ***
    Dove trovano sicurezza e riposo i deboli se non nelle ferite del Salvatore? Io vi abito tanto più sicuro, quanto più egli è potente nel salvarmi. IL MONDO FREME, IL CORPO PREME, IL DIAVOLO MI TENDE INSIDIE, MA IO NON CADO PERCHÉ SONO FONDATO SU SALDA ROCCIA. Ho commesso un grave peccato; la coscienza si turberà, ma non ne sarà scossa perché mi ricorderò delle ferite del Signore. Infatti «è stato trafitto per i nostri delitti» (Is 53, 5). Se dunque mi verrà alla memoria un rimedio tanto potente ed efficace, non posso più essere turbato da nessuna malattia per quanto maligna. E perciò è evidente che ha sbagliato colui che disse: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono» (Gn 4, 13). Il fatto è che non era membro di Cristo. Così non se li attribuiva come propri e non diceva suo quello che era realmente suo come doveva fare, essendo il membro tutta cosa del capo. IO INVECE, QUANTO MI MANCA, ME LO APPROPRIO CON FIDUCIA DAL CUORE DEL SIGNORE, PERCHÉ È PIENO DI MISERICORDIA, NÉ MANCANO LE VIE ATTRAVERSO LE QUALI EMANA LE GRAZIE. Hanno trapassato le sue mani e i suoi piedi, e squarciato il petto con la lancia; e attraverso queste ferite io posso «succhiare miele dalla rupe e olio dai ciottoli della roccia» (Dt 32, 13), cioè gustare e sperimentare quanto è buono il Signore (cfr. Sal 33, 9).
    Cosa vedo attraverso la ferita? il chiodo ha una sua voce, la ferita grida che Dio è davvero presente in Cristo e riconcilia a sé il mondo. La spada ha trapassato la sua anima e il suo cuore si è fatto vicino (cfr. Sal 114, 18; 54, 22), per cui sa ormai essere compassionevole di fronte alle mie debolezze. MIO MERITO PERCIÒ È LA MISERICORDIA DI DIO. NON SONO CERTAMENTE POVERO DI MERITI FINCHÉ LUI SARÀ RICCO DI MISERICORDIA. CHE SE LE MISERICORDIE DEL SIGNORE SONO MOLTE, IO PURE ABBONDERÒ NEI MERITI. MA CHE DIRE SE LA COSCIENZA MI RIMORDE PER I MOLTI PECCATI? «DOVE È ABBONDATO IL PECCATO, HA SOVRABBONDATO LA GRAZIA» (RM 5, 20). E se la misericordia di Dio è eterna, io pure canterò per l’eternità le misericordie del Signore (cfr. Sal 88, 2). E che ne è della mia giustizia? O SIGNORE, MI RAMMENTERÒ SOLTANTO DELLA TUA GIUSTIZIA. INFATTI ESSA È ANCHE MIA, PERCHÉ TU SEI DIVENTATO PER ME GIUSTIZIA DA PARTE DI DIO.

  5. Dal diario di Anna Frank:
    “Gli ideali, i sogni, le splendide speranze non sono ancora sorti in noi che già sono colpiti e completamente distrutti dalla crudele realtà.
    E’ un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili.
    Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.
    Mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione.
    Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, eppure quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace, la serenità.
    Intanto io debbo conservare i miei ideali, verrà un tempo in cui forse saranno ancora attuabili”.
    (Anna Frank 15 luglio 1944)

  6. ARRIVA DIO…!

    Un giorno un uomo “single” venne a sapere che Dio stava per venire a trovarlo. «Da me?», si preoccupò. «Nella mia casa?». Si mise a correre affannato attraverso tutte le camere, salì e scese per le scale, si arrampicò fin sul tetto, si precipitò in cantina. Vide la sua casa con altri occhi, adesso che doveva venire Dio.
    «Impossibile! Povero me!», si lamentava. «Non posso ricevere visite in questa indecenza. E’ tutto sporco! Tutto pieno di porcherie. Non c’è un solo posto adatto per riposare. Non c’è neppure aria per respirare». Spalancò porte e finestre. «Fratelli! Amici!», invocò. «Qualcuno mi aiuti a mettere in ordine! Ma in fretta!». E cominciò a spazzare con energia la sua casa. Attraverso la spessa nube di polvere che si sollevava, vide uno che era venuto a dargli aiuto. In due era più facile. Buttarono fuori il ciarpame inutile, lo ammucchiarono e lo bruciarono. Si misero in ginocchioni e strofinarono vigorosamente le scale e i pavimenti. Ci vollero molti secchi d’acqua, per pulire tutti i vetri. Stanarono anche la sporcizia che si annidava negli angoli più nascosti. «Non finiremo mai!», sbuffava l’uomo. «Finiremo!», diceva l’altro, con calma. Continuarono a lavorare, fianco a fianco, per tutto il giorno. E, finalmente, la casa pareva messa a nuovo, lustra e profumata di pulito.
    Quando scese il buio, andarono in cucina e apparecchiarono la tavola. «Adesso», disse l’uomo, «può venire il mio Visitatore! Adesso può venire Dio. Dove starà aspettando?». «Io sono già qui!», disse l’altro, e si sedette al tavolo. «Siediti e mangia con me!».
    Dio non ci lascia mai soli nel compito di «far pulizia» nella nostra casa-anima. E’ con noi, dalla nostra parte. Ci incoraggia con la sua parola, ci affianca e agisce con la sua grazia. Il sacramento della Riconciliazione è opera contemporaneamente di Dio e del cristiano, che si incontrano per star bene insieme e «MANGIARE ALLA STESSA TAVOLA».

  7. Cari amici, oggi 25 Gennaio festa della CONVERSIONE DI S. PAOLO (IL PRIMO e PIU’ IMPORTANTE “MIRACOLO” DOPO LA RISURREZIONE DI GESU’…)S.GIOVANNI CRISOSTOMO PARLAVA COSI DI S. PAOLO. PAGINE SPLENDIDE. UN VERO GRANDE REGALO PER NOI…ASCOLTIAMOLO

    A) LA CONVERSIONE DI SAN PAOLO
    « IO, CHE PER L’INNANZI ERO STATO UN BESTEMMIATORE, UN PERSECUTORE… MI È STATA USATA MISERICORDIA » 1Tm 1,13)

    Dobbiamo sempre tenere a mente quanto tutti gli uomini siano circondati da tante testimonianze del medesimo amore di Dio. Se la giustizia avesse preceduto la penitenza, l’universo sarebbe stato annientato. Se Dio fosse stato pronto al castigo, la Chiesa non avrebbe conosciuto l’apostolo Paolo; non avrebbe ricevuto un tale uomo nel suo seno. LA MISERICORDIA DI DIO HA TRASFORMATO IL PERSECUTORE IN APOSTOLO; HA CAMBIATO IL LUPO IN PASTORE E HA FATTO DI UN PUBBLICANO UN EVANGELISTA (MT 9,9). È LA MISERICORDIA DI DIO, COMMOSSA DAL NOSTRO DESTINO, CHE CI HA TRASFORMATI TUTTI; E CI CONVERTE . Vedendo l’ingordo di ieri mettersi oggi a digiunare, il bestemmiatore di un tempo parlare di Dio con rispetto, l’ignobile di una volta non aprire più la bocca se non per lodare Dio, possiamo ammirare la misericordia del Signore. Sì, fratelli, se Dio è buono con tutti, lo è particolarmente nei riguardi dei peccatori. Volete anche sentire qualcosa di strano dal punto di vista delle nostre abitudini, ma di vero dal punto di vista della pietà? Ascoltate: mentre Dio si mostra esigente con i giusti, mostra per i peccatori soltanto clemenza e mitezza. Quale rigore con il giusto! Quale indulgenza con il peccatore! Questa è la novità, il rovesciamento che ci offre la condotta di Dio… E QUESTO NE È IL MOTIVO: SPAVENTARE IL PECCATORE, SOPRATTUTTO IL PECCATORE INCALLITO, SAREBBE PRIVARLO DI OGNI FIDUCIA, FARLO AFFONDARE NELLA DISPERAZIONE; ADULARE IL GIUSTO, SAREBBE DIMINUIRE IL VIGORE DELLA SUA VIRTÙ, SPINGERLO AD ALLENTARE IL SUO ZELO. DIO È INFINITAMENTE BUONO! IL SUO TIMORE È LA SALVAGUARDIA DEL GIUSTO, E LA SUA CLEMENZA CONVERTE IL PECCATORE.

    B) PAOLO SOPPORTÒ OGNI COSA PER AMORE DI CRISTO

    CHE COSA SIA L’UOMO E QUANTA LA NOBILTÀ DELLA NOSTRA NATURA, DI QUANTA FORZA SIA CAPACE QUESTO ESSERE PENSANTE, LO MOSTRA IN UN MODO DEL TUTTO PARTICOLARE PAOLO. Ogni giorno saliva più in alto, ogni giorno sorgeva più ardente e combatteva con sempre maggior coraggio contro le difficoltà che incontrava. Alludendo a questo diceva: Dimentico il passato e sono proteso verso il futuro (cfr. Fil 3, 13). Vedendo che la morte era ormai imminente, invita tutti alla comunione di quella sua gioia dicendo: «GIOITE E RALLEGRATEVI CON ME» (Fil 2, 18). Esulta ugualmente anche di fronte ai pericoli incombenti, alle offese e a qualsiasi ingiuria e, scrivendo ai Corinzi, dice: SONO CONTENTO DELLE MIE INFERMITÀ, DEGLI AFFRONTI E DELLE PERSECUZIONI (cfr. 2 Cor 12, 10). Aggiunge che queste sono le armi della giustizia e mostra come proprio di qui gli venga il maggior frutto, e sia vittorioso dei nemici. BATTUTO OVUNQUE CON VERGHE, COLPITO DA INGIURIE E INSULTI, SI COMPORTA COME SE CELEBRASSE TRIONFI GLORIOSI O ELEVASSE IN ALTO TROFEI. Si vanta e ringrazia Dio, dicendo: Siano rese grazie a Dio che trionfa sempre in noi (cfr. 2 Cor 2, 14). Per questo, animato dal suo zelo di apostolo, gradiva di più l’altrui freddezza e le ingiurie che l’onore, di cui invece noi siamo così avidi. PREFERIVA LA MORTE ALLA VITA, LA POVERTÀ ALLA RICCHEZZA E DESIDERAVA ASSAI DI PIÙ LA FATICA CHE NON IL RIPOSO. UNA COSA DETESTAVA E RIGETTAVA: L’OFFESA A DIO, AL QUALE PER PARTE SUA VOLEVA PIACERE IN OGNI COSA.
    Godere dell’amore di Cristo era il culmine delle sue aspirazioni e, godendo di questo suo tesoro, si sentiva più felice di tutti. Preferiva essere l’ultimo di tutti, anzi un condannato, però con l’amore di Cristo, piuttosto che trovarsi fra i più grandi e i più potenti del mondo, ma privo di quel tesoro. Il godere dell’amore di Cristo era per lui tutto: All’infuori di questo, niente reputava bello, niente gioioso. Ecco perché guardava alle cose sensibili come ad erba avvizzita. PENSAVA INFINE CHE LA MORTE, LA SOFFERENZA E MILLE SUPPLIZI DIVENTASSERO COME GIOCHI DA BAMBINI QUANDO SI TRATTAVA DI SOPPORTARLI PER CRISTO.

  8. LA CLINICA DEL SIGNORE :

    Sono stato nella clinica del Signore per farmi dei controlli di routine e ho constatato che ero ammalato:
    Quando il Signore mi misurò la pressione, ho visto che avevo la Tenerezza “bassa”.
    Nel misurarmi la temperatura, il termometro registrò 40º di Ansietà. Mi fece un elettrocardiogramma e la diagnosi fu che avevo bisogno di diversi by pass di Amore, perchè le mie arterie erano bloccate dalla Solitudine e non irroravano il mio cuore vuoto.
    Andai in Ortopedia, dato che non potevo camminare al fianco del mio fratello, e non potevo dargli un abbraccio fraterno, perché lo avevo fratturato inciampando nell’ l’Invidia. Mi riscontrò anche una Miopia, dato che non potevo vedere al di là delle cose negative del mio prossimo. Quando dissi di essere Sordo, il Signore mi diagnosticò che avevo tralasciato di ascoltare ogni giorno la sua Voce.
    È per questo che il Signore mi ha fatto una consulenza gratuita, e, grazie alla sua grande misericordia, prometto che, uscendo da questa Clinica, prenderò solamente le medicine naturali che mi ha prescritto attraverso la sua Verità:

    •Appena alzato dal letto, bere un bicchiere di “Riconoscenza”.
    •Prima di andare al lavoro, prendere un cucchiaio di Pace.
    •Ad ogni ora, ingerire una compressa di Pazienza e una coppa di Umiltà.
    •Al ritorno a casa, iniettarmi una dose di Amore x la mia famiglia.
    •E, prima di andare a letto, prendere due capsule di Coscienza Tranquilla.
    •Non deprimerti nè disperarti prima di vivere questo giorno. Dio sa come ti senti. Dio sa perfettamente quello che sta succedendo nella tua vita, proprio in questo momento,
    •Il disegno di Dio su di te è meravigliosamente perfetto. Egli desidera mostrarti molte cose che comprenderai solamente stando nel posto dove attualmente stai ora e nella condizione che vivi in questo posto.
    •Che Dio ti Benedica sempre!!

  9. LA DEVOZIONE È POSSIBILE
    IN OGNI VOCAZIONE E PROFESSIONE
    S. Francesco di Sales

    Nella creazione Dio comandò alle piante di produrre i loro frutti, ognuna «secondo la propria specie» (Gn 1, 11). Lo stesso comando rivolge ai cristiani, che sono le piante vive della sua Chiesa, perché producano frutti di devozione, ognuno secondo il suo stato e la sua condizione. La devozione deve essere praticata in modo diverso dal gentiluomo, dall’artigiano, dal domestico dal principe, dalla vedova, dalla donna non sposata e da quella coniugata. Ciò non basta; bisogna anche accordare la pratica della devozione alle forze, agli impegni e ai doveri di ogni persona.
    Dimmi, Filotea, sarebbe conveniente se il vescovo volesse vivere in una solitudine simile a quella dei certosini? E se le donne sposate non volessero possedere nulla come i cappuccini? Se l’artigiano passasse tutto il giorno in chiesa come il religioso e il religioso si esponesse a qualsiasi incontro per servire il prossimo come è dovere del vescovo? Questa devozione non sarebbe ridicola, disordinata e inammissibile? Questo errore si verifica tuttavia molto spesso. No, Filotea, la devozione non distrugge nulla quando è sincera con gli impegni di qualcuno, è senza dubbio falsa.
    L’ape trae il miele dai fiori senza sciuparli, lasciandoli intatti e freschi come li ha trovati. La vera devozione fa ancora meglio, perché non solo non reca pregiudizio ad alcun tipo di vocazione o di occupazione, ma al contrario vi aggiunge bellezza e prestigio.
    Tutte le pietre preziose, gettate nel miele, diventano più splendenti, ognuna secondo il proprio colore, così ogni persona si perfeziona nella sua vocazione, se l’unisce alla devozione. La cura della famiglia è resa più leggera, l’amore fra marito e moglie più sincero, il servizio del principe più fedele, e tutte le altre occupazioni più soavi e amabili.
    È un errore, anzi un’eresia, voler escludere l’esercizio della devozione dell’ambiente militare, dalla bottega degli artigiani, dalla corte dei principi, dalle case dei coniugati. E’ vero, Filotea, che la devozione puramente contemplativa, monastica e religiosa può essere vissuta solo in questi stati, ma oltre a questi tre tipi di devozione, ve ne sono molti altri capaci di rendere perfetti coloro che vivono in condizioni secolari. Perciò dovunque ci troviamo, possiamo e dobbiamo aspirare alla vita perfetta.

  10. … PERDONARE E’, COME TOGLIERSI UN FARDELLO PESANTE DALLE SPALLE.
    SAPER PERDONARE E’, COME LIBERARSI DELLE PROPRIE COLPE E ALLEGGERIRE IL CUORE DAI MACIGNI CHE LO OPPRIMONO.
    IMPARARE A PERDONARE E’, AVER RICEVUTO LA GRAZIA DEL PERDONO,E DONARLO A SUA VOLTA AL FRATELLO.
    IL PERDONO ARRICCHISCE CHI LO DA’ E RALLEGRA CHI LO RICEVE.
    PERDONARE SEMPRE, QUANDO CI COSTA ANCORA DI PIU’.
    DIO PERDONA …SEMPRE!!! E IO?
    ++++++++++++++++++++++++++

  11. ” COSI’ DIO AMO’ GLI UOMINI ”
    In poche parole la realtà più grande, più incredibile,più lontana dai nostri schemi ma , nello stesso tempo, più vicina ai nostri più profondi bisogni ….
    “COSI’ DIO AMO’ GLI UOMINI ”
    Lo si legge scritto ai piedi di un grande Crocifisso in una Chiesa di un Ospedale, e quasi diventa ” obbligatorio ” fissare quel costato ferito, e scoprire tesori di umanità in quel Cesto di preghiere scritte su piccoli pezzi di carta o addirittura su uno scontrino ..nella semplicità e nel bisogno di “tirare fuori ” dolori e suppliche ..
    “COSI’ DIO AMO’ GLI UOMINI ” : su una croce che non cancella dolori e fragilità ma che , nel Suo Silenzio , può arrivare a dare un senso e una direzione a certi ” salti nel buio ”
    “COSI’ DIO AMO’ GLI UOMINI ” : su una croce , per dirci che Lui è CON Noi .

  12. CARI AMICI, SENTO IL BISOGNO DI FARVI UN…REGALO AL MATTINO PRESTO NELLA FESTA DI S. AGNESE. DITEMI SE NON VALE LA PENA…

    È IL GIORNO NATALIZIO DI SANT’AGNESE!
    Dal Trattato «Sulle vergini» di sant’Ambrogio, vescovo

    È il giorno natalizio per il cielo di una vergine: seguiamone l’integrità. È il giorno natalizio di una martire: offriamo come lei il nostro sacrificio. È IL GIORNO NATALIZIO DI SANT’AGNESE!
    Si dice che subì il martirio a DODICI ANNI. Quanto è detestabile questa barbarie, che non ha saputo risparmiare neppure un’età così tenera! Ma certo assai più grande fu la forza della fede, che ha trovato testimonianza in una vita ancora all’inizio. UN CORPO COSÌ MINUSCOLO POTEVA FORSE OFFRIRE SPAZIO AI COLPI DELLA SPADA? Eppure colei che sembrava inaccessibile al ferro, ebbe tanta forza da vincere il ferro. LE FANCIULLE, SUE COETANEE, TREMANO anche allo sguardo severo dei genitori ed escono in pianti e urla per piccole punture, come se avessero ricevuto chissà quali ferite. Agnese invece rimane impavida fra le mani dei carnefici, tinte del suo sangue. Se ne sta salda sotto il peso delle catene e offre poi tutta la sua persona alla spada del carnefice, IGNARA DI CHE COSA SIA IL MORIRE, MA PUR GIÀ PRONTA ALLA MORTE. Trascinata a viva forza all’altare degli dèi e posta fra i carboni accesi, tende le mani a Cristo, e sugli stessi altari sacrileghi innalza il trofeo del Signore vittorioso. METTE IL COLLO E LE MANI IN CEPPI DI FERRO, ANCHE SE NESSUNA CATENA POTEVA SERRARE MEMBRA COSÌ SOTTILI.
    Nuovo genere di martirio! Non era ancora capace di subire tormenti, eppure era già matura per la vittoria. Fu difficile la lotta, ma facile la corona. La tenera età diede una perfetta lezione di fortezza. Una sposa novella non andrebbe sì rapida alle nozze come questa vergine andò al luogo del supplizio: gioiosa, agile, con il capo adorno non di corone, ma del Cristo, non di fiori, ma di nobili virtù.
    TUTTI PIANGONO, LEI NO. I più si meravigliano che, prodiga di una vita non ancora gustata, la doni come se l’avesse interamente goduta. Stupirono tutti che già fosse testimone della divinità colei che per l’età non poteva ancora essere arbitra di sé. Infine fece sì che si credesse alla sua testimonianza in favore di Dio, lei, cui ancora non si sarebbe creduto se avesse testimoniato in favore di uomini. Invero ciò che va oltre la natura è dall’Autore della natura.
    A QUALI TERRIBILI MINACCE NON RICORSE IL MAGISTRATO, PER SPAVENTARLA, A QUALI DOLCI LUSINGHE PER CONVINCERLA, e di quanti aspiranti alla sua mano non le parlò per farla recedere dal suo proposito! Ma essa: «È UN’OFFESA ALLO SPOSO ATTENDERE UN AMANTE. MI AVRÀ CHI MI HA SCELTA PER PRIMO. CARNEFICE, PERCHÉ INDUGI? PERISCA QUESTO CORPO: ESSO PUÒ ESSERE AMATO E DESIDERATO, MA IO NON LO VOGLIO». STETTE FERMA, PREGÒ, CHINÒ LA TESTA.
    Avresti potuto vedere il carnefice trepidare, come se il condannato fosse lui, tremare la destra del boia, impallidire il volto di chi temeva il pericolo altrui, mentre la fanciulla non temeva il proprio. Avete dunque in una sola vittima UN DOPPIO MARTIRIO, DI CASTITÀ E DI FEDE. RIMASE VERGINE E CONSEGUÌ LA PALMA DEL MARTIRIO.

  13. “Il FIORE non ha né un davanti, né un dietro”
    (proverbio afghano)

    Gesù, aiutaci a PERDONARE DI CUORE chi ci ha procurato ferite irreversibilmente dolorose.
    Carità PERFETTA verso chi ci fa molto soffrire, sarà la GIUSTIZIA di AMORE e di PACE PROFONDA che RICEVEREMO da Dio ETERNAMENTE!

  14. NELLA SETTIMANA DI PREGHIERA PER DIALOGO INTERRELIGIOSO ED ECUMENICO RILEGGIAMO QUALCOSA DEL CONCILIO VAT. II

    ECCO, IO SALVERÒ IL MIO POPOLO

    Tutti gli eletti il Padre fino dall’eternità «li ha conosciuti nella sua prescienza e li ha predestinati a essere conformi alla immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito di una moltitudine di fratelli» (Rm 8, 29). I credenti in Cristo li ha voluti convocare nella santa Chiesa, la quale, già prefigurata sin dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo di Israele e nell’antica alleanza e stabilita «negli ultimi tempi», è stata manifestata dall’effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli.
    QUELLI CHE NON HANNO ANCORA RICEVUTO IL VANGELO sono ordinati in vari modi al popolo di Dio e fra questi in modo speciale il popolo al quale furono concesse le alleanze e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne (cfr. Rm 9, 4-5). QUESTO POPOLO È CARISSIMO A DIO per la scelta che ne ha fatto e per i suoi patriarchi e profeti. E poi Dio non si pente di averlo scelto e colmato di favori (cfr. Rm 11, 28-29). MA IL DISEGNO DELLA SALVEZZA ABBRACCIA ANCHE COLORO CHE RICONOSCONO IL CREATORE, E TRA QUESTI IN PRIMO LUOGO I MUSULMANI, i quali, professando di tenere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale. IL SIGNORE È ANCHE VICINO A QUANTI CERCANO IL DIO IGNOTO NELLE OMBRE E NELLE IMMAGINI, POICHÉ EGLI DÀ A TUTTI VITA E RESPIRO E OGNI COSA (cfr. At 17, 25-28), e, come salvatore, vuole che tutti gli uomini siano salvi (cfr. 1 Tm 2, 4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il vangelo di Cristo e la sua Chiesa, cercano sinceramente Dio e coll’aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà divina, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, POSSONO CONSEGUIRE LA SALVEZZA ETERNA. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che, senza averne colpa, non sono ancora arrivati a una conoscenza esplicita di Dio, e si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. POICHÉ TUTTO CIÒ CHE DI BUONO E DI VERO SI TROVA IN LORO È RITENUTO DALLA CHIESA COME UNA PREPARAZIONE AL VANGELO, E COME DATO DA COLUI CHE ILLUMINA OGNI UOMO, AFFINCHÉ ABBIA FINALMENTE LA VITA. (LG 2.16)

  15. ” I SORRISI PIU’ BELLI LI HO VISTI NELLE VITE PIU’ DIFFICILI . SONO QUELLI DI CHI SA TRASFORMARE IL DOLORE IN FORZA ” .

    …..e penso che la parola chiave di questo pensiero ( e di tanto altro ) sia : ” TRASFORMARE ” .

    ” Trasformare ” ( provarci ) anche le nostre piccole/grandi delusioni e fatiche in Determinazione , Coraggio , Preghiera .

    Buona giornata….

  16. NELLA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITA’ DEI CRISTIANI…UNA BELLA MEDITAZIONE SULLA CARITA’
    Dalla «Lettera ai Corinzi» di san Clemente I, papa

    ​Chi può spiegare il mistero della carità divina?
    Colui che possiede la carità in Cristo mette in pratica i comandamenti di Cristo. Chi è capace di svelare l’infinito amore di Dio? Chi può esprimere la magnificenza della sua bellezza? L’altezza a cui conduce la carità, non si può dire a parole.
    La carità ci congiunge intimamente a Dio, «la carità copre una moltitudine di peccati» (1 Pt 4, 8), la carità tutto sopporta, tutto prende in santa pace. Nulla di volgare nella carità, nulla di superbo. La carità non suscita scismi, la carità opera tutto nella concordia. Nella carità tutti gli eletti di Dio sono perfetti, mentre senza la carità niente è gradito a Dio.
    Con la carità Dio ci ha attirati a sé. Per la carità che ebbe verso di noi il Signore nostro Gesù Cristo, secondo il divino volere, ha versato per noi il suo sangue e ha dato la sua carne per la nostra carne, la sua vita per la nostra vita.
    Vedete, o carissimi, quanto è grande e meravigliosa la carità e come non si possa esprimere adeguatamente la sua perfezione. Chi è meritevole di trovarsi in essa, se non coloro che Dio ha voluto rendere degni? Preghiamo dunque e chiediamo dalla sua misericordia di essere trovati nella carità, liberi da ogni spirito di parte, irreprensibili.
    Tutte le generazioni da Adamo fino al presente sono passate; coloro invece che per grazia di Dio sono trovati perfetti nella carità, restano, ottengono la dimora riservata ai buoni e saranno manifestati al sopraggiungere del regno di Cristo. Sta scritto infatti: Entrate nelle vostre stanze per un momento anche brevissimo fino a che non sia passata la mia ira e il mio furore. Allora mi ricorderò del giorno favorevole e vi farò sorgere dai vostri sepolcri (cfr. Is 26, 20; Ez 37, 12).
    Beati noi, o carissimi, se praticheremo i comandamenti del Signore nella concordia della carità, perché per mezzo della carità ci siano rimessi i nostri peccati. È scritto infatti: Beati coloro ai quali sono state rimesse le colpe e perdonata ogni iniquità. Beato l’uomo a cui Dio non imputa alcun male e sulla cui bocca non c’è inganno (cfr. Sal 31, 1). Questa proclamazione di beatitudine riguarda coloro che Dio ha eletto per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore. A lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

  17. “Gesù tutto scusa, tutto crede,
    tutto spera, tutto sopporta.”
    Papa Francesco

    La misericordia si è resa gravida per concepire la speranza. Ha accolto mentre chiedeva di essere accolta. Ne ha fatto esperienza il Natale portato in grembo e ne ha dato testimonianza. Il Natale è venuto ed è avvenuto nel grembo di Maria prima che nella grotta di Betlemme. Lì, in quella dimora di gioia e di travaglio, l’amore ha portato la vita in corpo. Il suo tempo si è disposto e ha preparato all’attesa. Il suo silenzio viscerale è stato in ascolto. La tenerezza di un fruscio si è mossa appena sotto le dita quando una carezza ha cullato la pelle rotonda. Intanto un sorriso ha assunto la curva seguita con la mano ed è diventato materno.
    La visione della madre ha anticipato l’apparizione ogni volta che i suoi occhi si sono inchinati e inclinati per immaginare la creatura che prendeva corpo in lei.
    La capienza del Natale è un grembo materno.
    La misericordia del Natale è entrata nella storia umana attraverso un parto. Si è manifestata come procreazione. Ha raggiunto la trepidazione della madre. Ha appianato il sospiro in un respiro. Ha toccato la vicinanza e l’ha chiamata per nome. Ha avvolto la pace in fasce e l’ha deposta nella buona volontà.
    La misericordia del Natale è la prossimità con cui di diventa madri e figli.

  18. Alcune frasi tra gli scritti di Benedetta Bianchi Porro che mi hanno colpito:
    “…ORA è NOTTE! Bisogna rinnovarsi sull’ALTARE CHE CI è OFFERTO.
    So che IN FONDO ALLA VIA Gesù MI ASPETTA.
    Valore del dolore: senza il Calvario non è possibile alcuna cosa.
    DIO è Dio della PACE… è pioggia per l’anima arsa”.

    Ieri durante la Messa il sacerdote ha detto:
    “…Gesù SULLA CROCE CI SPOSA COL SANGUE!”

  19. “Per avere una VERA PACE, bisogna darle un’anima.
    L’ANIMA della PACE è l’AMORE”.
    (Paolo VI)

    “Cosa puoi fare per promuovere la pace nel mondo?
    Vai a casa e AMA LA TUA FAMIGLIA”.
    (madre Teresa di Calcutta)

    “Il giorno in cui IL “POTERE DELL’AMORE”
    supererà “l’amore per il potere”,
    il mondo potrà scoprire la PACE”.
    (Mahatma Gandhi)

  20. <<<>>>

    Signore Gesù, veniamo a TE
    come ANFORE SCREPOLATE
    e piene di cose inutili,
    di acqua stagnante.

    ,,,,,,,,, TRASFORMACI ,,,,,,

    Rendici NUOVI,
    riempici di te,
    acqua FRESCA ZAMPILLANTE,
    per diventare come TE,
    capaci di seminare
    nel mondo
    VITA NUOVA, GIOIA VERA-

    AMEN
    (Cantalavita)

  21. “”””” INNO ISPIRATO DALLA LITURGIA “”””””

    O Cristo, splendore del PADRE,
    luce fulgida e splendida,
    giorno senza tramonto,
    mia nativa sorgente.

    Sei venuto tra noi
    e mi hai chiamato a seguirti,
    per introdurmi nel Tuo Regno
    DI GIUSTIZIA E DI PACE.

    O medico delle anime
    conforto dei peccatori,
    VIENI ANCORA A CERCARMI
    DAL FONDO DELLE MIE RIPETUTE CADUTE. COSI SIA.
    *******************************

  22. Benedetta Bianchi ,”testimone di PACE “…
    E mi sono ritrovata su internet a leggere della sua vita e , nelle sue tante ” lettere ” parole ricorrenti come Sofferenza , Meta , Pace , Perseveranza .

    Ho trovato tanto . Ho trovato conferme e risposte . E diventa importante condividerlo con voi , adesso ..
    Grazie …

    ” Le mie giornate sono lunghe e faticose, però con l’aiuto divino riesco a RIPOSARMI ABBANDONATA SULLE SPALLE DI CRISTO . Con Lui mi pare d’essere in una cella chiusa, ma IN CAMMINO VERSO un porto dove la pace è sicura ed eterna. E mi sciolgo in tenerezza, trasalendo quando mi pare di essere da Lui presa per mano …. ”

    ” La Pace è LA MANO DI DIO CHE ci cura tutte le ferite ”

    ” L’ ABBANDONO alla Sua volontà porta con sé la pace ”

    ” LA PACE VIENE QUANDO non si miete più per il nostro granaio ma per quello di Dio. ” ..!

  23. ” Gli ho chiesto ..

    DIO mi ha dato ….

    Non ho ricevuto nulla di ciò che volevo ma tutto quello di cui avevo bisogno ..
    La mia preghiera è stata ascoltata.”

    E allora ..SI’ , Signore , in punta di piedi e con la mia piccolezza , entro anch’io nella Grande Preghiera di Hillesum : non la fatica , la salita , la croce che scelgo io ..ma quella che Tu ” imponi ” , proponi , permetti per me ….
    sapendoli percorsi in cui NON mi lasci solo : Tu Consoli e ACCOMPAGNI .

    E allora SI’ , Signore …Quello che “scegli ” Tu per Me…perché , in qualche maniera , diventerà STRADA VERSO TE .

  24. “Dovrò ancora imparare questa lezione e sarà la più difficile, mio Dio:
    prendere su di me il dolore che m’imponi tu,
    e non quello che mi sono scelta io.

    Non sono i fatti a contare nella vita,
    conta solo ciò che grazie ai fatti si diventa”

    (Etty Hillesum)

  25. Scrive un anonimo:
    “Non giudicare le persone dai loro errori,
    ma dalla loro SINCERA VOGLIA DI RIMEDIARE;

    però… PERDONA SEMPRE, ANCHE QUANDO NON LO MERITEREBBERO, perché SOLO ALLORA E’ PACE VERA!”
    (Anonimo)

  26. SIGNORE, RICONCILIAMI CON ME STESSO

    Signore, riconciliami con me stesso.
    Come potrei incontrare e amare gli altri se non mi incontro e non mi amo più?
    Signore, tu che mi ami cosi come sono e non come mi vorrei io,
    aiutami ad accettare la mia condizione di uomo, limitato ma chiamato a superarsi.
    Insegnami a vivere con le mie ombre e le mie luci, con le mie dolcezze e le mie collere, i miei sorrisi e le mie lacrime, il mio passato e il mio presente.
    Fa’ che mi accolga come tu m’accogli, che mi ami come tu mi ami.
    Liberami dalla perfezione che mi voglio dare, aprimi alla santità che vuoi accordarmi.
    Accordami il pentimento che incontra il silenzio del tuo sguardo pieno di tenerezza e di pietà.
    E se devo piangere, non sia su me stesso ma sull’amore offeso.
    La tua tenerezza mi faccia esistere ai miei stessi occhi!
    Spalanca la porta della mia prigione che io stesso chiudo a chiave!
    Sono certo che mi donerai il coraggio di uscire da me stesso e dal mio egoismo.
    Sono certo che tutto è possibile per chi crede.
    Sono certo che posso ancora guarire, nella luce del tuo sguardo e della tua parola.

    Amen

  27. I DUE PRECETTI DELL’AMORE
    Dai «Trattati su Giovanni» di sant’Agostino

    È venuto il Signore, maestro di carità, pieno egli stesso di carità, a ricapitolare la parola sulla terra (cfr. Rm 9, 28), come di lui fu predetto, e ha mostrato che la Legge e i Profeti si fondano sui due precetti dell’amore. Ricordiamo insieme, fratelli, quali sono questi due precetti. Essi devono esservi ben noti e non solo venirvi in mente quando ve li richiamiamo: non si devono mai cancellare dai vostri cuori. Sempre in ogni istante abbiate presente che bisogna amare Dio e il prossimo: Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente; e il prossimo come se stessi (cfr. Mt 22, 37. 39). Questo dovete sempre pensare, meditare e ricordare, praticare e attuare. L’amore di Dio è il primo come comandamento, ma l’amore del prossimo è primo come attuazione pratica. Colui che ti dà il comando dell’amore in questi due precetti, non ti insegna prima l’amore del prossimo, poi quello di Dio, ma viceversa. Siccome però Dio tu non lo vedi ancora, amando il prossimo ti acquisti il merito di vederlo; amando il prossimo purifichi l’occhio per poter vedere Dio, come chiaramente afferma Giovanni: Se non ami il fratello che vedi, come potrai amare Dio che non vedi? (cfr. 1Gv 4,20). Se sentendoti esortare ad amare Dio, tu mi dicessi: Mostrami colui che devo amare, io non potrei che risponderti con Giovanni: Nessuno mai vide Dio (cfr. Gv 1,18). Ma perché tu non ti creda escluso totalmente dalla possibilità di vedere Dio, lo stesso Giovanni dice: «Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio» (1Gv 4,16). Tu dunque ama il prossimo e guardando dentro di te donde nasca quest’amore, vedrai, per quanto ti è possibile, Dio. Comincia quindi ad amare il prossimo. Spezza il tuo pane con chi ha fame, introduci in casa i miseri senza tetto, vesti chi vedi ignudo, e non disprezzare quelli della tua stirpe (cfr. Is 58,7). Facendo questo che cosa otterrai? «Allora la tua luce sorgerà come l’aurora» (Is 58,8). La tua luce è il tuo Dio, egli è per te la luce mattutina perché verrà dopo la notte di questo mondo: egli non sorge ne tramonta, risplende sempre. Amando il prossimo e prendendoti cura di lui, tu cammini. E dove ti conduce il cammino se non al Signore, a colui che dobbiamo amare con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente? Al Signore non siamo ancora arrivati, ma il prossimo l’abbiamo sempre con noi. Aiuta, dunque il prossimo con il quale cammini, per poter giungere a colui con il quale desideri rimanere.

  28. Gentili Signori,
    penso di fare un utile servizio avvertendovi che l’attribuzione a Papa Francesco del discorso:
    “Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo…”
    è certamente errata.
    Di questo discorso non si trova traccia nel sito ufficiale del Vaticano.
    Peraltro questo testo circola in Internet da parecchi anni, come è facile verificare.

    maggiori particolari li potrete trovare su:
    http://attivissimo.blogspot.it/2016/01/antibufala-il-discorso-di-papa-francesco.html

    con amicizia

  29. Cari amici… a proposito di…Banche!!!???

    86.400 EURO
    Immagina che una banca vi apra un conto di 86.400 Euro con due sole regole da rispettare: PRIMA REGOLA: Alla sera tutto quello che non avete speso durante la giornata è PERSO. Non potete barare accreditando questi soldi su un altro conto. Potete solo spenderli… Ogni mattina la banca vi apre un nuovo conto con 86.400 euro per la giornata. SECONDA REGOLA: La banca può interrompere questo “gioco” senza preavviso. Può dirvi in qualsiasi momento che è finito, che chiude il conto e che non ce ne saranno altri. Spendereste ogni euro facendovi piacere? – Offrireste una quantità di regali alle persone che amate per rendervi e renderle felici? Fareste in modo di utilizzare ogni euro, vero? QUESTA BANCA MAGICA L’ABBIAMO TUTTI: È IL TEMPO! Ogni mattina, al risveglio, abbiamo un credito di 86.400 secondi di vita per la giornata e quando ci addormentiamo, alla sera, non c’è riporto. Quello che è stato vissuto è finito, corrisponde a “ieri”. Ogni mattina la magia ricomincia e noi giochiamo con una regola inderogabile: in ogni momento la nostra vita può fermarsi, senza preavviso. Allora, cosa ne facciamo dei nostri 86.400 secondi quotidiani? La vita è corta, anche per coloro che passano il loro tempo trovandola lunga!
    Un consiglio: A P P R O F I T T A T E N E !

  30. Cari amici il 2 gennaio di ogni anno io lo aspetto per rileggermi una stupenda vicenda di due santi …AMICI! VE LA RIPROPONGO ANCHE QUEST’ANNO… E’ TROPPO BELLA E HA TANTO DA INSEGNARCI SU COSA VUOL DIRE ESSERE VERAMENTE AMICI… DICIAMOCI QUALCOSA IN PRPOSITO.

    UNA SOLA ANIMA… IN DUE CORPI

    Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo.
    Eravamo ad Atene, partiti dalla stessa patria, divisi, come il corso di un fiume, in diverse regioni per brama d’imparare, e di nuovo insieme, come per on accordo, ma in realtà per disposizione divina.
    Allora non solo io mi sentivo preso da venerazione verso il mio grande Basilio per la serietà dei suoi costumi e per la maturità e saggezza dei suoi discorsi inducevo a fare altrettanto anche altri che ancora non lo conoscevano. Molti però già lo stimavano grandemente, avendolo ben conosciuto e ascoltato in precedenza. Che cosa ne seguiva? Che quasi lui solo, fra tutti coloro che per studio arrivavano ad Atene, era considerato fuori dell’ordine comune, avendo raggiunto una stima che lo metteva ben al di sopra dei semplici discepoli. Questo l’inizio della nostra amicizia; di qui l’incentivo al nostro stretto rapporto; così ci sentimmo presi da mutuo affetto. Quando, con il passare del tempo, ci manifestammo vicendevolmente le nostre intenzioni e capimmo che l’amore della sapienza era ciò che ambedue cercavamo, allora diventammo tutti e due l’uno per l’altro: compagni, commensali, fratelli. Aspiravamo a un medesimo bene e coltivavamo ogni giorno più fervidamente e intimamente il nostro comune ideale. Ci guidava la stessa ansia di sapere, cosa fra tutte eccitatrice d’invidia; eppure fra noi nessuna invidia, si apprezzava invece l’emulazione. Questa era la nostra gara: non chi fosse il primo, ma chi permettesse all’altro di esserlo. Sembrava che avessimo un’unica anima in due corpi. Se non si deve prestar fede a coloro che affermano che tutto è in tutti, a noi si deve credere senza esitazione, perché realmente l’uno era nell’altro e con l’altro. L’occupazione e la brama unica per ambedue era la virtù, e vivere tesi alle future speranze e comportarci come se fossimo esuli da questo mondo, prima ancora d’essere usciti dalla presente vita. Tale era il nostro sogno. Ecco perché indirizzavamo la nostra vita e la nostra condotta sulla via dei comandamenti divini e ci animavamo a vicenda all’amore della virtù. Eravamo l’uno all’altro norma e regola per distinguere il bene dal male. E mentre altri ricevono i loro titoli dai genitori, o se li procurano essi stessi dalle attività e imprese della loro vita, per noi invece era grande realtà e grande onore essere e chiamarci cristiani.

  31. ESSERE FELICI È…
    Gli Auguri di Papa Francesco – Buon Anno 2016…

    “Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino. In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano. Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni. Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
    Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato. Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi. Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado di viaggiare dentro il proprio essere. Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.È attraversare deserti fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima. È RINGRAZIARE DIO OGNI MATTINA per il miracolo della vita. Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti. È saper parlare di sé. È aver coraggio per ascoltare un “No”. È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
    È BACIARE I FIGLI, COCCOLARE I GENITORI, VIVERE MOMENTI POETICI CON GLI AMICI, ANCHE SE CI FERISCONO.
    Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice. È AVER LA MATURITÀ PER POTER DIRE: “MI SONO SBAGLIATO”. È AVERE IL CORAGGIO DI DIRE: “PERDONAMI”. È AVERE LA SENSIBILITÀ PER ESPRIMERE: “HO BISOGNO DI TE”. È AVERE LA CAPACITÀ DI DIRE: “TI AMO”.
    Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice.
    Che nelle tue primavere sii amante della gioia. Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza. E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo. Poiché così sarai più appassionato per la vita. E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta. Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza. Utilizzare le perdite per affinare la pazienza. Utilizzare gli errori per scolpire la serenità. Utilizzare il dolore per lapidare il piacere. Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza. Non mollare mai ….Non rinunciare mai alle persone che ami. NON RINUNCIARE MAI ALLA FELICITÀ, POICHÉ LA VITA È UNO SPETTACOLO INCREDIBILE!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *