PROPOSTE FORMATIVE DI VILLA S. BIAGIO PER LA QUARESIMA DELL’ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA

GESU’ CONFIDO IN TE…

ANNO SANTO MISERICORDIA

DIO CI SORRIDE SEMPRE – (Hans Urs von Balthasar)

  • QUANDO PER GIORNI E SETTIMANE , bimbo LA MAMMA PARLA E SORRIDE AL SUO FIGLIO NEONATO, arriva il giorno in cui il bambino risponde alla madre con il primo sorriso. Questo giorno dovrebbe essere festeggiato come un salto di qualità della relazione tra il figlio e la madre.
  • QUESTO E’ CIO’ CHE DIO FA CON L’UOMO, CON NOI. È sempre lui che prende l’iniziativa e ci sorride nel suo amore.
  • DIO NON SI STANCA  se noi rimaniamo a lungo indifferenti, ma forse un giorno, toccati dalla sua grazia, rispondiamo anche noi con il primo sorriso.
  • COSI’ LA GIOIA DI DIO SI COMPIE.

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Cari amici, iniziamo IL CAMMINO QUARESIMALE, con questo delicato pensiero di Von Balthasar.  Ecco qualche  proposta  di “Villa S. Biagio” in preparazione alla PASQUA DELL’ANNO DELLA MISERICORDIA. Buon cammino NEL DESERTO CON GESU’… Fraternamente dv

figlio 3

MI ALZERÒ E ANDRÒ DA MIO PADRE E DIRÒ

PADRE HO PECCATO.

Alzatosi andò da suo padre

e lo vide, il padre, da lontano;

preso da pietà gli corse incontro

e con grande tenerezza lo baciò.

  • « BISOGNAVA FAR FESTA… perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita » (San Romano il Melode )
  1. «Tuo fratello ha gridato: «Salvami, padre santo!»… Come avrei potuto non avere compassione, non salvare mio figlio che gemeva, che singhiozzava?… Giudicami, tu che mi biasimi… La mia gioia, in ogni tempo, è amare gli uomini… Essi sono la mia creatura: come potrei non averne pietà? Come potrei non avere compassione del suo pentimento? Le mie viscere hanno generato quel figlio di cui ho avuto pietà, io, il Signore e maestro dei secoli. 
  2. «Tutto ciò che è mio è tuo, figlio mio… La fortuna che hai non è diminuita, perché non prendo da essa per far regali a tuo fratello… Di ambedue sono l’unico Creatore, l’unico padre, buono, amante e misericordioso. Onoro te, figlio mio, perché sempre mi hai servito e obbedito; di questi, ho compassione, perché si abbandona interamente al pentimento. Dovevi dunque condividere la gioia di tutti coloro che ho invitato, io, il Signore e maestro dei secoli.
  3. Perciò, figlio mio, rallegrati con tutti gli invitati al banchetto e unisci i tuoi canti a quelli degli angeli, perché questo tuo fratello era perduto ed è stato ritrovato, era morto e, contro ogni aspettativa, è risorto». Sentite queste parole, il figlio maggiore si è lasciato convincere e ha cantato: «Gridate di gioia, voi tutti! ‘Beato l’uomo a cui è rimessa la colpa, e perdonato il peccato’ (Sal 32,1). Ti lodo, o amico degli uomini, tu che hai salvato anche mio fratello, tu, il Signore e maestro dei secoli».

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  • La terza domenica di ogni mese, Villa S. Biagio, IN UNA CATECHESI DI UN’ORETTA (H.11.45)  offre la possibilità di un “VIAGGIO ALLE SORGENTI…” guidati dall’Evangelista Luca. Una semplice introduzione al Nuovo Testamento, in particolare agli Atti degli Apostoli e al Vangelo della Misericordia, il Vangelo di Luca. Piccoli spunti che ci auguriamo possano invogliare ad approfondire, in questo ANNO SANTO,  le radici della nostra fede…

“VIAGGIO ALLE SORGENTI…”

ACQUA CASCATA

“Cristiani non si nasce… Si diventa!” (Tertulliano)

  • STORIA UMANA: gente murata in fondo a un pozzo? “In una storia umana paragonabile a gente che  murata  nel fondo di un pozzo…in continuo  girotondo  in cui tasta disperatamente il muro cieco di una torre circolare, senz’altra gioia che di tenersi per mano ogni tanto, né altra speranza che quella di attendere di morire. Davanti a questa realistica immagine, resta solo la PROMESSA DI DIO:  vengo a tirarvi fuori!!! Vengo ad aprire una breccia nel muro della storia. La risurrezione di Gesù, con la pietra ribaltata, è quell’apertura: vieni, usciamo di qui!”
  • La fede cristiana prende per mano ogni uomo per condurlo verso quella uscita… Verso Gesù il Luogo dove il muro è stato abbattuto ed è dato di rivedere la luce. OGGI IN GESÙ LA SALVEZZA E’ ENTRATA IN QUESTA CASA! (19,9)   La casa della storia umana…!
  •   DAL VANGELO AI “VANGELI”: (evento Gesù – comunità cristiana che vive, prega, annuncia, approfondisce, difende la fede – redazione degli scritti che sorgono  in ambiente liturgico, missionario, apologetico)
  • I VANGELI SINOTTICI: Marco dei catecumeni; Matteo del catechista, Luca del missionario che  “Traduce”  il vangelo  in altre culture     

2. – IN PARTICOLARE CI LASCIAMO GUIDARE DA LUCA: sensibilità umana – preparazione medica – esperienza con Paolo:

3. PROLOGO DA STORICO: Troviamo una comunità di testimoni: vive, prega, scrive

  •  LC 1,1-4 Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli  avvenimenti successi tra di noi, 2 come ce li hanno trasmessi  coloro che ne furono testimoni fin da principio  e divennero  ministri della parola, 3 COSÌ HO DECISO ANCH’IO di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto  ordinato, illustre Teòfilo,  perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
  • In ordine cronologico:
  1. Avvenimenti successi tra di noi
  2. Testimoni oculari ce li hanno trasmessi 
  3. Sono divenuti ministri della parola,
  4. Molti hanno cominciato a scrivere (miracoli- parabole)
  5. Così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate
  6. E scriverne per te un resoconto  ordinato
  7. Scopo: fede solida per…DIVENTARE CRISTIANI CONVINTI.

LUCA IN  s. luca …LINEA! (cfr. Lc 1,1ss;  Atti cc. 16 – 28; Ef 2,13; Col 4,13;  Fil.1,21; Atti 4,20)

  •    Paolo ti prese con se e ti coinvolgeva nelle decisioni? Durante la notte apparve a Paolo una visione: gli stava  davanti un Macedone e lo supplicava: “Passa in Macedonia e  aiutaci!”. Dopo che ebbe avuto questa visione, subito cercammo di  partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad  annunziarvi la parola del Signore. (At.16,10)
  •  Dove andavate a cercare la gente? Salpati da Troade, facemmo vela verso Samotracia e il giorno  dopo verso Neapoli e di qui a Filippi… Restammo in questa città alcuni  giorni; il sabato uscimmo fuori della porta lungo il fiume, dove  ritenevamo che si facesse la preghiera, e sedutici rivolgevamo la  parola alle donne colà riunite. 
  • Lidia: donna manager o anche sorella premurosa? C’era ad ascoltare anche una donna  di nome Lidia, commerciante di porpora, una  credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alle parole di  Paolo. Dopo esser stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci  invitò: “Se avete giudicato ch’io sia fedele al Signore, venite ad abitare nella mia casa”. E ci costrinse ad accettare
  • Raccontaci della vostra esperienza ad Atene. Quelli che scortavano Paolo lo accompagnarono fino ad Atene e se ne ripartirono con l’ordine per Sila e  Timòteo di raggiungerlo al più presto. Mentre Paolo li attendeva ad Atene, fremeva nel suo spirito al  vedere la città piena di idoli. … Allora Paolo, alzatosi in mezzo all’Areòpago, disse: Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dei. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho  trovato anche un’ara con l’iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi  adorate senza conoscere, io ve lo annunzio.
  •  Quale fu la reazione al cuore dell’annuncio cristiano?Dopo esser passato sopra ai tempi dell’ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i  luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale  dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli  ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti”. Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo  deridevano, altri dissero: “Ti sentiremo su questo un’altra volta”. 
  • Eravate un bel gruppetto di compagni di viaggio…Lo accompagnarono Sòpatro di Berèa,  Aristarco e Secondo di Tessalonica, Gaio di Derbe e  Timòteo, e gli asiatici Tìchico e Tròfimo. Questi però, partiti prima  di noi ci attendevano a Troade;noi invece salpammo da Filippi dopo  i giorni degli Azzimi e li raggiungemmo in capo a cinque giorni a  Troade dove ci trattenemmo una settimana. (At. 20,1ss)
  • Ma i cristiani volevano bene a Paolo? Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. Tutti  scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo  baciavano, addolorati perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla  nave.
  •  Ricordi una scena particolarmente toccante? Quando furon passati quei giorni, uscimmo e ci mettemmo in viaggio, accompagnati da tutti loro  con le mogli e i figli sin fuori della città. Inginocchiati sulla spiaggia  pregammo, poi ci salutammo a vicenda;  noi salimmo sulla nave ed essi  tornarono alle loro case.
  •  Ma nei viaggi facevi il diario di bordo? Appena ci fummo separati da loro, salpammo e per la via  diretta giungemmo a Cos, il giorno seguente a Rodi e di qui a  Pàtara. Giunti in vista di Cipro, ce la  lasciammo a sinistra…giungemmo a Tiro, dove la nave doveva scaricare. Avendo ritrovati i discepoli,  rimanemmo colà una settimana. (At 21,1ss)

 Chiediamoci:

  1. Abbiamo desiderio di approfondire la nostra  fede?  Crediamo in favole consolatorie per bambini e vecchiette o realtà con fondamenti storici seri?
  2. E a livello concreto per noi, cosa cambia nella vita di tutti i giorni? Quali atteggiamenti da credenti coerenti  dovremmo avere oggi?   

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Se vuoi, scriviamoci:  donalesiani@gmail.comwww.donvincenzoalesiani.it

leggi tutto: A. VIAGGIO ALLE SORGENTI 2016

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CONCHITA 

CONCHITA DEL MESSICO

«Vorrei essere una san­ta…

Questo desiderio sconfinato non mi abban­dona mai

nonostante il peso della mia miseria».

Papa Francesco è appena tornato dal Messico … vogliamo conoscere qualcosa di questa donna MESSICANA – MADRE DI 9 FIGLI…VENERABILE. Potrà farci del bene.

  • Conchita nasce a San Luis Potosì, Messico(1862) settima di undici figli in una famiglia benestante e cristiana. Ella passa la sua infanzia in una hacienda, un podere del Messico di una volta. Questa ragazza, molto graziosa e dotata, è piena di tempera­mento e nello stesso tempo molto sensibile.
  •  El­la ama con passione la musica e andare a caval­lo.   Ai balli e alle feste è una partner molto desi­derata. Però nella sua autobiografia descrive co­me il Signore la cerchi in questo periodo: «In un mondo di lusinghe, di distrazioni e di feste sentivo un vuoto in me… Vivevo un immenso vuoto che pensavo di colmare con il matrimo­nioSignore, io mi sento impotente ad amarti, voglio dunque sposarmi.  Dammi molti figli af­finché essi ti amino meglio di me». Quando Conchita all’età di 21 anni si spo­sa, la sua felicità è perfetta. Durante il pranzo nuziale chiede allo sposo due cose: di lasciarle la libertà di fare la comunione tutti i giorni e di non esserne geloso. 
  •  L’amore reciproco degli sposi, con gli anni aumenta di tenerezza e intensità perché è fondato su una intensa vita di preghiera. Per Conchita l’amore coniugale non è un ostacolo per il suo abbandono a Dio. Ella scrive nel suo diario: «Mai il mio amore per lui (il marito) pieno di tenerezza, mi ha impedito di amare Dio». Nonostante il vero amore, il marito le costa tan­ta pazienza: «Quando ci siamo sposati mio ma­rito aveva un carattere molto violento; era come polvere da sparo; ma appena scomparso il lam­po dell’esplosione, si fermava tutto confuso.  Dopo qualche anno si produsse in lui un tale cambiamento che la sua stessa mamma e le sue sorelle se ne stupirono. Credo che sia stato il lavoro della grazia e dei miei sforzi personali». 
  •   Come moglie e madre si dona totalmente al ma­rito e ai  figli. «Devo formare il cuore dei miei otto figli, lottare contro otto caratteri, mettere via il male, introdurre e sviluppare il bene». Conchita soffrì per tutta la vita di una estrema sensibilità:   «Il mio cuore si affezio­na facilmente alle persone e alle cose. Non soffrivo solo per la morte di una persona ama­ta, bensì già per la lontananza temporanea. Quante lacrime ho versato per questo motivo».
  •  Il 17 settembre 1901 muore inaspettatamente il suo amato sposo«che Dio mi ha dato per se­dici anni, dieci mesi e nove giorni… Un pugna­le attraversava la mia anima senza mitigazione, senza consolazione alcuna. Quella notte il Si­gnore mi presentò il calice e me lo fece bere goccia a goccia, sino in fondo. Durante quei giorni, me ne andavo vicino al tabernacolo per attingervi sostegno e forza. Oh, notte di solitu­dine, di dolori, di sofferenza!». 
  • Oltre alla perdita del marito vive anche la mor­te di quattro dei suoi nove figli. Carlos muore all’età di sei anni; Pedro annega a quattro anni nel pozzo; Pablo muore all’ età di diciotto anni di tifo. Sua figlia Concha entra all’età di 17 anni in una delle congregazioni fondate dalla madre, però muore a trentacinque anni. Suo figlio Manuel entra dai Gesuiti e pronuncia i voti all’età di diciannove anni, poi dai supe­riori viene mandato in Spagna e non torna mai più in Messico.   Però tutte queste sofferenze non sono perdute, bensì diventano fruttuose per tutta la Chiesa. Gesù stesso consola Conchita con queste parole: «Tu sarai madre di un gran numero di figli spirituali, però ti costeranno mille morti da martire». Gesù aveva già iniziato a preparare Conchita durante i felici anni del matrimonio in maniera particolare alla sua missione. Quando aveva 27 anni, Gesù parla per la prima volta al suo cuo­re:  “La tua missione sarà di salvare le anime».   «Sentii chiaramente in fondo alla mia anima, senza possibilità di dubbio queste parole. Non comprendevo come realizzare ciò. Presi deci­sioni molto pratiche, piene di fervore, ripetendo il mio desiderio di amare senza misura colui che è l’Amore. Ma ora bisognava ritornare nel mondo e ai miei doveri, con la necessità di cam­minare attraverso il fuoco senza bruciarmi. Nel medesimo tempo che questa fiamma cresceva nel mio cuore, lo zelo mi divorava e desideravo ardentemente far partecipare ad altri la felicità dei sublimi insegnamenti ricevuti».
  • leggi tutto… – 5. CONCHITA DEL MESSICO

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LA CARITÀ FRATERNA …

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GUARDANDO AL CROCIFISSO

«Specchio della carità» di sant’Aelredo

  •    Non c’è niente che ci spinga ad amare i nemici, cosa in cui consiste la perfezione dell’amore fraterno, quanto la dolce considerazione di quella ammirabile pazienza per cui egli, «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 44, 3), offrì il suo bel viso agli sputi dei malvagi. Lasciò velare dai malfattori quegli occhi, al cui cenno ogni cosa ubbidisce. Espose i suoi fianchi ai flagelli. Sottopose il capo, che fa tremare i Principati e le Potestà, alle punte acuminate delle spine. Abbandonò se stesso all’obbrobrio e agli insulti. Infine sopportò pazientemente la croce, i chiodi, la lancia, il fiele e l’aceto, lui in tutto dolce, mite e clemente.   Alla fine fu condotto via come una pecora al macello, e come un agnello se ne stette silenzioso davanti al tosatore e non aprì bocca (cfr. Is 53, 7).
  •    CHI, AL SENTIRE QUELLA VOCE MERAVIGLIOSA PIENA DI DOLCEZZA, PIENA DI CARITÀ, PIENA DI INALTERABILE PACATEZZA: «PADRE, PERDONALI», NON ABBRACCEREBBE SUBITO I SUOI NEMICI CON TUTTO L’AFFETTO? «PADRE», DICE, «PERDONALI» (Lc 23, 34).
  • Che cosa si poteva aggiungere di dolcezza, di carità ad una siffatta preghiera? Tuttavia egli aggiunse qualcosa. GLI SEMBRÒ POCO PREGARE, VOLLE ANCHE SCUSARE. «PADRE, DISSE, PERDONALI, PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO». E invero sono grandi peccatori, ma poveri conoscitori. Perciò: «Padre, perdonali».
  • LO CROCIFIGGONO, MA NON SANNO CHI CROCIFIGGONO, PERCHÉ SE L’AVESSERO CONOSCIUTO, GIAMMAI AVREBBERO CROCIFISSO IL SIGNORE DELLA GLORIA (cfr. 1 Cor 2, 8); perciò: «Padre, perdonali». 
  •    Se l’uomo vuole amare se stesso di amore autentico, non si lasci corrompere da nessun piacere della carne.

PER NON SOCCOMBERE ALLA CONCUPISCENZA DELLA CARNE, ADORAAdorazioneEucaristicaWeb_1680x1050 RIVOLGA OGNI SUO AFFETTO ALLA DOLCEZZA DEL PANE EUCARISTICO. Inoltre per riposare più perfettamente e soavemente nella gioia della carità fraterna, ABBRACCI DI VERO AMORE ANCHE I NEMICI.   PERCHÉ QUESTO FUOCO DIVINO NON INTIEPIDISCA DI FRONTE ALLE INGIUSTIZIE, GUARDI SEMPRE CON GLI OCCHI DELLA MENTE LA PAZIENZA E LA PACATEZZA DEL SUO AMATO SIGNORE E SALVATORE.

BUON PASTORE

IMITIAMO L’ESEMPIO DEL BUON PASTORE

Sant’Astèrio di Amasea, vescovo

  •   «VENITE A ME, VOI TUTTI, CHE SIETE AFFATICATI E OPPRESSI E IO VI RISTORERÒ» (Mt 11, 28). Imitiamo l’esempio che ci ha dato il Signore, il buon Pastore. Contempliamo i vangeli e, ammirando il modello di premura e di bontà in essi rispecchiato, cerchiamo di assimilarlo bene.   Nelle parabole e nelle similitudini vedo un pastore che ha cento pecore.
  • Essendosi una di esse allontanata dal gregge e vagando sperduta, egli non rimane con quelle che pascolavano in ordine, ma messosi alla ricerca dell’altra, supera valli e foreste, scala monti grandi e scoscesi, e, camminando per lunghi deserti con grande fatica, cerca e ricerca fino a che non trova la pecora smarrita. 
  •    DOPO AVERLA TROVATA, gesù buon pastoreGESù3NON LA BASTONA, NÉ LA COSTRINGE A FORZA A RAGGIUNGERE IL GREGGE, MA, PRESALA SULLE SPALLE, E TRATTATALA CON DOLCEZZA, LA RIPORTA AL GREGGE, PROVANDO UNA GIOIA MAGGIORE PER QUELLA SOLA RITROVATA, CHE PER LA MOLTITUDINE DELLE ALTRE. 
  •    Consideriamo la realtà velata e nascosta della parabola. Quella pecora non è affatto una pecora, né quel pastore un pastore, ma significano altra cosa. Sono figure che contengono grandi realtà sacre. Ci ammoniscono, infatti, che non è giusto considerare gli uomini come dannati e senza speranza, e che Non Dobbiamo Trascurare Coloro Che Si Trovano Nei Pericoli, Né Essere Pigri Nel Portare Loro Il Nostro Aiuto, Ma Che È Nostro Dovere Ricondurre Sulla Retta Via Coloro Che Da Essa Si Sono Allontanati E Che Si Sono Smarriti. Dobbiamo rallegrarci del loro ritorno e ricongiungerli alla moltitudine di quanti vivono bene e nella pietà.
  • LEGGI TUTTO IN COMMENTI…

 

P R O P O S T E  DI  “V I L L A   S. B I A G I O”

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PER LA QUARESIMA 2016

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  •  DOMENICA 21 FEBBRAIO:  
  1.  – 10.30 S. MESSA –  Capire e vivere la Messa
  2.  –  11.45: “Viaggio alle Sorgenti…”  CATECHESI SULL’ORIGINE DEI VANGELI(1)
  •     DOMENICA 28 FEBBRAIO                                      
  1. 10.30 S. MESSA –  Capire e vivere la Messa                  
  2.  15.30: Ritiro famiglie: Gesù a casa nostra …E  noi abbiamo tempo per lui?
  •    DOMENICA 6 MARZO :  
  1.    – 9.00: Lodi e Catechesi: “Il Servo del Signore” (Isaia)
  2.    – 10.30:  S. MESSA – Capire e vivere la Messa
  •   DOMENICA 13 MARZO:    – 10.30 S. MESSA –  Capire e vivere la Messa

15 – 16 MARZO – ORE 21

santuario s. g. bPREPARIAMOCI    ALLA PASQUA  

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“Come un padre ha pietà dei suoi figli…”   (Salmi)

Esercizi Spirituali serali al  “Don Orione” – Fano

  •  DOMENICA 20 MARZO:
  1. – 10.30 S. MESSA –  Capire e vivere la Messa                          
  2.  – 11.45: “Viaggio alle Sorgenti…” CATECHESI SULL’ORIGINE DEI VANGELI(2)           
  3. 15.30: Ritiro famiglie: Gesù a casa nostra.E quando il peccato ci… paralizza?

Info: 0721.823.175  donalesiani@gmail.comwww.donvincenzoalesiani.it

DAVIDE: SANTO, DAVIDE PECCATORE – PENITENTE…?

UNA FIGURA CHE CI AIUTA A RIFLETTERE

IN QUESTO CAMMINO QUARESIMALE…

  • “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra…”(Gv. 8,1ss)  E’ una delle frasi più note di Gesù. Si, siamo tutti  peccatori. Ma da qualche tempo, l’affermazione non sembra più evidente.  Certo si riconoscono i limiti umani e  le fragilità psicologiche. Ma che c’entra questo con  il peccato? L’uomo moderno non deve rispondere a nessuno del suo operato. E’ autonomo. Davide , il santo profeta straordinariamente buono per molti aspetti. Ma anche debole come noi. Come tutti. Ebbe l’onesta di riconoscerlo e di chiedere perdono a Dio.  “Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia” (Sl.50)                       

 DAVIDE IN…LINEA (Libera rielaborazione…)

  1. Eri un pastorello, ultimo dei tuoi fratelli. Perché sei stato scelto proprio tu? Iesse presentò a Samuele i suoi sette figli… Samuele vide Eliab e disse tra sé: «Ecco davanti al Signore il re da lui scelto».  Ma il Signore gli disse: «Non lasciarti influenzare dal suo aspetto. Quel che vede l’uomo non conta: l’uomo guarda l’apparenza, ma il Signore guarda il cuore». (1Sam 16 10ss)
  • Tutti ricordano la tua lotta con Golia… Perché? Davide prese il suo bastone e si scelse dal torrente cinque pietre ben levigate, le mise dentro la tasca della sua sacca da pastore, poi, con la fionda in mano, si diresse verso il Filisteo.
  • Sulla tua pelle hai sperimentato la violenza dei potenti …Saul continuava a cercarlo per  metterlo a morte giorno dopo giorno. Davide fuggi nel deserto di Zif, e rimase sulle montagne in zone inaccessibili.  (1Sam 23,14)
  • Queste sofferenze ti hanno insegnato ad avere pietà. Anche  per il nemico? Abisai disse a Davide: Oggi Dio mette nelle tue mani il tuo nemico. Lasciami andare: lo inchioderò al suolo con un sol colpo di lancia.  No, – gli rispose Davide, – non ucciderlo: nessuno ha il diritto di colpire il re consacrato dal Signore. (1Sam 26,8ss )
  •  Alla morte del tuo persecutore hai gioito o… hai pianto? Davide si strappò i vestiti e lo stesso fecero i suoi uomini. Fino al tramonto essi celebrarono il lutto: non presero cibo e piansero la morte di Saul e di suo figlio Gionata. (2Sam 1,11)
  • Un giorno però hai sperimentato anche tu l’umana debolezza… Un pomeriggio, dopo aver riposato, Davide andò a passeggiare sul terrazzo della reggia. Di lassù vide una donna che faceva il bagno. Era bellissima.  Davide la mandò a prendere, ebbe rapporti con lei… Quando Betsabea  si accorse di essere incinta, lo mandò a dire a Davide. (2Sam11,1ss)
  • Ti sei assunto le tue responsabilità o hai cercato l’inganno?  Allora Davide mandò a Ioab l’ordine di far venire da lui, a Gerusalemme, Uria l’Ittita. Davide gli chiese se Ioab e l’esercito stavano bene e come andava la battaglia. Poi aggiunse: «Ora va’ a casa tua e goditi un po’ di riposo». Ma Uria si fermò a dormire davanti alla porta della reggia, e non andò a casa sua.
  • Cadendo sempre più in basso… Davide chiese a Uria:  perché non vai a casa tua?  Come potrei andare a casa mia, pranzare e dormire con mia moglie? Non farò mai una cosa simile. Il giorno dopo Davide lo invitò a pranzo, lo fece bere e ubriacare. La sera, Uria andò a dormire sul suo giaciglio; non entrò in casa sua.
  • Hai toccato il fondo… Hai ucciso un uomo innocente! La mattina dopo Davide scrisse una lettera per Ioab e la consegnò a Uria. Nella lettera c’era quest’ordine: «Mettete Uria in prima linea, dove la mischia è più violenta. Poi lasciatelo solo in modo che sia colpito a morte». La moglie di Uria seppe che suo marito era morto e si mise in lutto per lui. Terminato il periodo di lutto, Davide la fece venire in casa sua, la prese in moglie ed essa diede alla luce un bambino. Ma il Signore non approvò quel che Davide aveva fatto. (2Sam11, 14ss)
  • Ma per tua fortuna qualcuno ti fece aprire gli occhi…Il Signore mandò il profeta Natan da Davide. Natan andò e gli disse:   – In una città vivevano due uomini, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva pecore e buoi in quantità. Il povero aveva soltanto una pecorella che aveva comprato e allevato con cura. Per lui era come una figlia. Un giorno, un ospite di passaggio giunse in casa dell’uomo ricco. Per preparargli il pranzo egli  portò via la pecorella dal povero e la cucinò per l’ospite. Davide andò su tutte le furie contro quel uomo: – Giuro per il Signore, – disse a Natan, – che quell’uomo meriterebbe la morte. (2Sam12,1ss)
  • QUELL’UOMO SEI TU…gli disse Natan. E aggiunse: – Ascolta quel che ti dice il Signore Dio d’Israele: «Io ti ho consacrato re d’Israele e ti ho liberato dagli attacchi di Saul. Tu hai fatto morire in battaglia Uria l’Ittita. Perché hai disprezzato il Signore e hai fatto il male? (2Sam12,7ss)

LEGGI TUTTO …– ANNO VC 5 DOMENICA 14 FEBBRAIO

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LA PREGHIERA È LUCE PER L’ANIMA

S.  Giovanni Crisostomo, vescovo

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  •    LA PREGHIERA, O DIALOGO CON DIO, È UN BENE SOMMO. È, INFATTI, UNA COMUNIONE INTIMA CON DIO. Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l’anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera. Deve essere, però, una preghiera non fatta per abitudine, ma che proceda dal cuore.
  •    La preghiera è luce dell’anima, vera conoscenza di Dio, mediatrice tra Dio e l’uomo. L’ANIMA, ELEVATA PER MEZZO SUO IN ALTO FINO AL CIELO, ABBRACCIA IL SIGNORE CON AMPLESSI INEFFABILI. COME IL BAMBINO, CHE PIANGENDO GRIDA ALLA MADRE, L’ANIMA CERCA ARDENTEMENTE IL LATTE DIVINO, BRAMA CHE I PROPRI DESIDERI VENGANO ESAUDITI E RICEVE DONI SUPERIORI AD OGNI ESSERE VISIBILE.

  LEGGI TUTTO IN COMMENTI…

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Cari amici oggi festa della Madonna di Lourdes… Pensando alle edificanti esperienze vissute con i pellegrinaggi degli ammalati… riposiamoci un pò con la candida pagina di Bernadette Soubirous:

UNA SIGNORA MI HA PARLATO
Dalla «Lettera» di santa Maria Bernardetta Soubirous, vergine
(Lettera a P. Gondrand, a. 1861)

  • Un giorno, recatami sulla riva del fiume Gave per raccogliere legna insieme con due fanciulle, sentii un rumore. Mi volsi verso il prato ma vidi che gli alberi non si muovevano affatto, per cui levai la testa e guardai la grotta. VIDI UNA SIGNORA RIVESTITA DI VESTI CANDIDE. Indossava un abito bianco ed era cinta da una fascia azzurra. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d’oro, che era dello stesso colore della corona del rosario. A quella vista mi stropicciai gli occhi, credendo a un abbaglio.
  • MISI LE MANI IN GREMBO, DOVE TROVAI LA MIA CORONA DEL ROSARIO. Volli anche farmi il segno della croce sulla fronte, ma non riuscii ad alzare la mano, che mi cadde. Avendo quella Signora fatto il segno della croce, anch’io, pur con mano tremante, mi sforzai e finalmente vi riuscii.
  • COMINCIAI AL TEMPO STESSO A RECITARE IL ROSARIO, mentre anche la stessa Signora faceva scorrere i grani del suo rosario, senza tuttavia muovere le labbra. Terminato il rosario, la visione subito scomparve. ….. Quella Signora mi parlò soltanto la terza volta e mi chiese se volessi recarmi da lei per quindici giorni. Io le risposi di sì. Ella aggiunse che dovevo esortare i sacerdoti perché facessero costruire là una cappella;
  • POI MI COMANDÒ DI BERE ALLA FONTANA. Siccome non ne vedevo alcuna, andavo verso il fiume Gave, ma ella mi fece cenno che non parlava del fiume e mi mostrò col dito una fontana. Recatami là, non trovai se non poca acqua fangosa. Accostai la mano, ma non potei prender niente; perciò cominciai a scavare e finalmente potei attingere un po’ d’acqua;
  • LA BUTTAI VIA PER TRE VOLTE, ALLA QUARTA INVECE POTEI BERLA. La visione allora scomparve ed io me ne tornai verso casa. Per quindici giorni però ritornai colà e la Signora mi apparve tutti i giorni tranne un lunedì e un venerdì, dicendomi di nuovo di avvertire i sacerdoti che facessero costruire là una cappella, di andare a lavarmi alla fontana e di pregare per la conversione dei peccatori.
  • LE DOMANDAI PIÙ VOLTE CHI FOSSE, LOURDES2 MA SORRIDEVA DOLCEMENTE. ALLA FINE, TENENDO LE BRACCIA LEVATE ED ALZANDO GLI OCCHI AL CIELO, MI DISSE DI ESSERE L’IMMACOLATA CONCEZIONE. NELLO SPAZIO DI QUEI QUINDICI GIORNI MI SVELÒ ANCHE TRE SEGRETI, CHE MI PROIBÌ ASSOLUTAMENTE DI RIVELARE AD ALCUNO; COSA CHE IO HO FEDELMENTE OSSERVATO FINO AD OGGI.

PreghieraMALATO-300x263 per i malati

  •  Signore, accogli le preghiere e i lamenti di coloro che soffrono e di quanti si adoperano per alleviarne il dolore.
  • Tu che hai percorso la via del calvario e hai trasformato la croce in segno di amore e di speranza
  • conforta coloro che sono afflitti, soli e sfiduciati. Dona loro:
  • la pazienza sufficiente per sopportare le lunghe attese , il coraggio necessario per affrontare le avversità,
  • la saggezza per accettare ciò che è rimasto irrisolto la fede per confidare nella tua Provvidenza.
  • Benedici le mani, le menti e i cuori degli operatori sanitari perché siano presenze umane e umanizzanti
  • Benedici quanti nelle nostre comunità si adoperano per accompagnare i malati
  • Aiutaci Signore a ricordarci che non siamo nati felici o infelici, ma che impariamo ad essere sereni 
  • a seconda dell’atteggiamento che assumiamo dinanzi alle prove della vita.
  • Guidaci, Signore, a fidarci di Te e ad affidarci a Te.
  • Amen.

+++++++++++++++++++++++++++++++++

  • R. PERDONACI, SIGNORE: ABBIAMO PECCATO.
  1. Sì, le mie iniquità io le riconosco, il mio peccato mi sta sempre dinanzi. 
  2. Contro di te, contro te solo ho peccato,  quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. R.
  3. Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. 
  4. Rendimi la gioia della tua salvezza, sostienimi con uno spirito generoso. 
  5. Signore, apri le mia labbra e la mia bocca proclami la tua lode. R.

RICORDATI CHE SEI POLVERE…

 ceneri

E IN POLVERE RITORNERAI…

  • RICONCILIATEVI CON DIO. ECCO ORA IL MOMENTO FAVOREVOLE. Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
  1. Fratelli, Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
  2. Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti: «Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso». 
  3. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
  • VANGELO:  Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Mt 6,1-6.16-18 
  1. In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 
  2. E quando pregate, preghiera11non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. 
  3. E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà». 

+  E’ tempo che rinforziamo i pilastri del nostro edificio spirituale:  preghiera-digiuno-misericordia 

IN QUARESIMA DIGIUNIAMO COSI’…

DIGIUNO111

  • CON LA MENTE: “Amerai il Signore, Dio tuo, con tutta la tua mente”  (Mt 22,37)

– COLTIVA il pensiero di Dio e della sua bontà: Il Signore sia al vertice

dei tuoi pensieri e dei tuoi progetti

– EVITA pensieri frivoli e malevoli verso i fratelli

  •  CON GLI OCCHI  “Se il tuo occhio è limpido, tutto diventa trasparente” ( Mt 6,22)

– GUARDA il mondo, le cose e le persone con occhio limpido e buono

– EVITA Sguardi poco caritatevoli e spettacoli non edificanti

  •  CON GLI ORECCHI “Israele, se tu mi ascoltassi!” (Sl. 81,9)

– ASCOLTA  la Parola del Signore e il fratello che ti chiede qualcosa o ha bisogno di sfogarsi

– NON ASCOLTARE  discorsi vani, osceni o insinuazioni malevoli

  •  CON LA BOCCA “Effatà, apriti…”(Mc. 7,34)

– APRITI  alla lode di Dio e alla preghiera personale, in famiglia o nella comunità

– EVITA  di  parlare male di chi ti fa soffrire…

 LEGGI TUTTO: – In Quaresima DIGIUNIAMO COSI

+ Su che cosa saremo giudicati? Ecco le …10 COSE CHE LUI CI CHIEDERA’… 

 + DIECI COSE CHE LUI CI CHIEDERA’ + IL DIGIUNO CHE PIACE AL SIGNORE donalesiani@gmail.com   visita il sito:  www.donvincenzoalesiani.it

  • COSA DICE LA BIBBIA SULLA MISERICORDIA DI DIO? giubileo logo bis
  1. I SALMI fanno emergere questa grandezza dell’agire divino:  «Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia» (103,3-4).
  2.  Un altro Salmo attesta i segni concreti della misericordia:  «Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi» (146,79).
  3. E da ultimo:  «Il Signore risana i cuori affranti e fascia le loro ferite…Il Signore sostiene i poveri, ma abbassa fino a terra i malvagi» (147,3.6). Insomma, la misericordia di Dio non è un’idea astratta, ma una realtà concreta con cui Egli rivela il suo amore come quello di un padre e di una madre che si commuovono fino dal profondo delle viscere per il proprio figlio. È un amore “viscerale”. Proviene dall’intimo come un sentimento profondo, naturale, fatto di tenerezza e di compassione, di indulgenza e di perdono.
  •  GESU’ IL VOLTO MISERICORDIOSO  DI DIO?!
  1.  MT 9 10Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. 11Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
  2. Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: Misericordia io voglio e non sacrifici. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori».
  3. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 

MISERICORDIAE  VULTUS

ANNO SANTOO

Gesù Cristo è il volto 

della Misericordia del Padre.

  • Gesù Cristo è il volto della misericordia del PadreIl mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth. Il Padre, «ricco di misericordia» (Ef 2,4), dopo aver rivelato il suo nome a Mosè come «Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore» (Es 34,6), non ha cessato di far conoscere in vari modi e in tanti momenti della storia la sua natura divina.
  • Nella «pienezza del tempo» (Gal 4,4), Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio.
  1. leggi tutto:  – BOLLA DELL’APERTURA ANNO SANTO

 

Puoi scaricare Sussidi e materiale   per la spiritualità e la pastorale … Per la quaresima, in particolare: + IL CROCIFISSO +VIA CRUCIS OGGI +IN QUARESIMA DIGIUNIAMO COSI+ IL SEGNO DELLA CROCE +MI CONFESSO COSI’ + 10 COSE CHE LUI CI CHIEDERA’ + BALLESTRERO MI HAI FATTO PROPRIO BENE DEF PREGA COSI’

d.alesiani@virgilio.it – www.donvincenzoalesiani.it

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CORSI BIBLICI ED ESERCIZI SPIRITUALI

ANNO SANTO DELLA MISERICORDIA

    foto s. biagio1 

 A VILLA S. BIAGIO  2016 

 * 4 – 9 Aprile  2016: Padroni o modelli del gregge?  (1Pietro)   Tempra e cuore dell’apostolo, oggi

* 23 – 25 Aprile 2016: “Tu mi hai rapito il cuore…” (Cantico dei cantici)  Fare famiglia: su quali basi e quali obiettivi?

* 29 Aprile – 1 Maggio 2016:  Che cercate? (Vangelo di Giovanni)   Famiglie in ascolto di Gesù e di santi sposati

* 13 – 18 Giugno 2016: Quando Mosè alzava le mani… (Esodo)  Gioie e fatiche della vita in comunità

* 4 – 9 Luglio 2016: Ora i miei occhi ti vedono…(Giobbe) Le prove della vita: come viverle davanti a Dio?

* 18 – 21 Agosto 2016 Viaggio nella vita… (Tobia)  La vocazione del custodire: cosa comporta?

* 7 – 12 Novembre 2016Consolate il mio popolo (Isaia)    Pastori misericordiosi con l’odore delle pecore

  • Scarica  PROPOSTE Villa S. Biagio 2015-16:  DEPLIANT 2015-16 DEFF
  • INFO E PRENOTAZIONI: donalesiani@gmail.com Tel. 0721.823.175  – www.donvincenzoalesiani.it

 

16 comments

  1. …SANT’AMBROGIO CI SUGGERISCE LA BUONA STRADA PER ARRIVARE A CONOSCERE IL DIO DELLA GIOIA, DELLA PACE
    DELL’AMORE VERO, QUELLO CHE NON TRADISCE, CHE NON ABBANDONA, PRONTO SOLO A PERDONARE. DOBBIAMO ANDARE DA LUI SENZA ESITARE. E’ IL SOLO A SANARE LE FERITE DELLA NOSTRA ANIMA, A GUARIRE TUTTE LE MALATTIE CHE POSSONO ALLONTANARCI DA LUI.
    EGLI SAZIA LA NOSTRA FAME E DISSETA LA NOSTRA SETE DI AMORE. GESU’, SOLO TU SEI IL VERO AMORE DELLA NOSTRA VITA! TI PREGO! RIMANI ACCANTO A ME, SEMPRE,
    SEMPRE. …

  2. ADERIAMO A DIO, UNICO VERO BENE
    (S. Ambrogio)

    Dov’è il cuore dell’uomo ivi è anche il suo tesoro. Pertanto, poiché il Signore è buono e lo è soprattutto per quelli che lo aspettano pazientemente, ADERIAMO A LUI, STIAMO CON LUI CON TUTTA LA NOSTRA ANIMA, CON TUTTO IL CUORE, CON TUTTA LA FORZA, PER RESTARE NELLA SUA LUCE, VEDERE LA SUA GLORIA E GODERE DELLA GRAZIA DELLA FELICITÀ SUPREMA. Eleviamo dunque l’anima a quel Bene, restiamo in esso, aderiamo ad esso; a quel Bene, che è al di sopra di ogni nostro pensiero e di ogni considerazione e CHE ELARGISCE PACE E TRANQUILLITÀ SENZA FINE, UNA PACE CHE SUPERA OGNI NOSTRA COMPRENSIONE E SENTIMENTO.
    Nessuno è buono se non Dio solo: perciò tutto quello che è buono è divino e tutto quello che è divino è buono, per cui è detto: «Tu apri la mano, si saziano di beni» (Sal 103, 28); Siamo morti con Cristo; …Dunque, ormai non viviamo più la nostra vita, ma LA VITA DI CRISTO, VITA DI CASTITÀ, DI SEMPLICITÀ E DI TUTTE LE VIRTÙ. SIAMO RISORTI CON CRISTO, VIVIAMO DUNQUE IN LUI, ASCENDIAMO IN LUI PERCHÉ IL SERPENTE NON POSSA TROVARE SULLA TERRA IL NOSTRO CALCAGNO DA MORDERE.
    FUGGIAMO DI QUI. Anche se sei trattenuto dal corpo, puoi fuggire con l’anima, puoi essere qui e rimanere presso il Signore se la tua anima aderisce a lui, se cammini dietro a lui con i tuoi pensieri, se segui le sue vie nella fede, non nella visione, se ti rifugi in lui; In te mi sono rifugiato e non mi sono ingannato (cfr. Sal 76, 3 volgata).
    Pertanto, siccome Dio è rifugio, e Dio è in cielo e sopra i cieli, allora dobbiamo fuggire di qui verso lassù dove regna la pace, il riposo dalle fatiche, dove festeggeremo il grande sabato…Infatti riposare in Dio e vedere le sue delizie è come sedere a mensa ed essere pieni di felicità e di tranquillità.
    FUGGIAMO DUNQUE COME CERVI ALLE FONTI D’ACQUA, ANCHE LA NOSTRA ANIMA ABBIA SETE DI QUELLO DI CUI ERA ASSETATO DAVIDE. QUAL È QUELLA SORGENTE? ASCOLTA COLUI CHE DICE: «È IN TE LA SORGENTE DELLA VITA» (SAL 35, 10): DICE LA MIA ANIMA A QUESTA FONTE: QUANDO VERRÒ E VEDRÒ IL TUO VOLTO? (CFR. SAL 41, 3). LA SORGENTE INFATTI È DIO.

  3. CARI AMICI, VI GIRO UN MESSAGGIO DI UNA PERSONA CHE PASSA LA VITA IN OSPEDALE A CURARE AMMALATI gravi con grande dedizione e amore… Proprio per questo quanto scrive…fa pensare.

    “Ieri riflettevo sulla banalità e l’inconsistenza di una frase che spesso ci viene da dire: “L’IMPORTANTE E’ AVERE LA SALUTE!” … abbiamo fatto di questa salute un altro dei tanti idoli della nostra vita e ne abbiamo elaborato un bel aforisma, una perla di saggezza!?.Che stolti!
    E poi! proprio nella bocca di noi che ci crediamo credenti !? Ma siamo mai andati sul treno della speranza con i malati a Lourdes o lungo le corsie delle pediatrie oncologiche per vedere quali sorrisi ci investono di speranze su quei volti malati?! piuttosto che i nostri sorrisi che ben in salute e benestanti neppure ce li sogniamo sui nostri visi affranti da Qualcosa o meglio Qualcuno che sempre ci manca…? O che meglio ci vogliamo far mancare?!
    Allora penso che nella vita l’importante forse non è la salute ma lasciarsi amare! da Chi ti ha creato, da Chi non ti lascia un istante da solo, da Chi ti bussa continuamente e ti chiama a dirti ” non temere , stiamo camminando insieme nei parchi giochi della tua vita dove si passa dai sorrisi, ai pianti, alle paure , per un salto futuro nell’infinito amore che ci attende insieme ! un salto che faremo noi due, perché Io sono con te passando tutto ciò che passi te, non temere …! L’importante allora è mettersi in ascolto …fare spazio a Quel Tu che mi plasma , che mi fa , che mi crea ogni momento per esser pronto al salto finale…! L’importante è allora fare silenzio, silenziare il proprio io , e seguire quella Voce del Padre che , come ad Abramo e da allora ancora oggi ad ogni uno di noi dice : ” esci dalla tua terra e va dove Io ti indicherò ” : Qualsiasi sia il cammino , qualsiasi sia la terra che passeremo per raggiungere quella in cui Lui sarà visibile a noi , Lui , l’ Invisibile che si fa visibile nei segni della vita, nel creato, nei fratelli , nel nostro cuore che batte con il Suo …, è e sarà sempre con noi !

  4. MA I MARTIRI DOVE TROVAVANO TANTA FORZA?

    Dalla «Lettera della chiesa di Smirne sul martirio di san Policarpo»
    Come sacrificio gradevole e accetto

    Quando il rogo fu pronto, Policarpo si spogliò di tutte le vesti e, sciolta la cintura, tentava anche di togliersi i calzari, cosa che prima non faceva, perché sempre tutti i fedeli andavano a gara a chi più celermente riuscisse a toccare il suo corpo. Anche prima del martirio era stato trattato con ogni rispetto, per i suoi santi costumi. Subito fu circondato di tutti gli strumenti che erano stati preparati per il suo rogo. Ma quando stavano per configgerlo con i chiodi disse: «LASCIATEMI COSÌ: PERCHÉ COLUI CHE MI DÀ LA GRAZIA DI SOPPORTARE IL FUOCO MI CONCEDERÀ ANCHE DI RIMANERE IMMOBILE SUL ROGO SENZA LA VOSTRA PRECAUZIONE DEI CHIODI». Quelli allora non lo confissero con i chiodi ma lo legarono.
    Egli dunque, con le mani dietro la schiena e legato, come un bell’ariete scelto da un gregge numeroso, quale vittima accetta a Dio preparava per il sacrificio, levando gli occhi al cielo disse: «Signore, Dio onnipotente, Padre del tuo diletto e benedetto Figlio Gesù Cristo, per mezzo del quale ti abbiamo conosciuto; Dio degli Angeli e delle Virtù, di ogni creatura e di tutta la stirpe dei giusti che vivono al tuo cospetto: io ti benedico perché mi hai stimato degno in questo giorno e in quest’ora di partecipare, con tutti i martiri, al calice del tuo Cristo, per la risurrezione dell’anima e del corpo nella vita eterna, nell’incorruttibilità per mezzo dello Spirito Santo. Possa io oggi essere accolto con essi al tuo cospetto quale sacrificio ricco e gradito, così come tu, Dio senza inganno e verace, lo hai preparato e me l’hai fatto vedere in anticipo e ora l’hai adempiuto.
    Per questo e per tutte le cose io ti lodo, ti benedico, ti glorifico insieme con l’eterno e celeste sacerdote Gesù Cristo, tuo diletto Figlio, per mezzo del quale a te e allo Spirito Santo sia gloria ora e nei secoli futuri. Amen». Dopo che ebbe pronunciato l’Amen e finito di pregare, gli addetti al rogo accesero il fuoco. Levatasi una grande fiammata, noi, a cui fu dato di scorgerlo perfettamente, vedemmo allora un miracolo e siamo stati conservati in vita per annunziare agli altri le cose che accaddero.
    IL FUOCO SI DISPOSE A FORMA DI ARCO A VOLTA COME LA VELA DI UNA NAVE GONFIATA DAL VENTO E AVVOLSE IL CORPO DEL MARTIRE COME UNA PARETE. IL CORPO STAVA AL CENTRO DI ESSA, MA NON SEMBRAVA CARNE CHE BRUCIASSE, BENSÌ PANE COTTO OPPURE ORO E ARGENTO RESO INCADESCENTE. E NOI SENTIMMO TANTA SOAVITÀ DI PROFUMO, COME DI INCENSO O DI QUALCHE ALTRO AROMA PREZIOSO.(13, 2-15, 3; Funk, Patres apost. 1, 297-299)

  5. GLI INTERROGATIVI PIÙ PROFONDI DELL’UOMO
    Dalla Costituzione pastorale «Gaudium et spes»
    (Nn. 9-10)

    IL MONDO SI PRESENTA OGGI POTENTE A UN TEMPO E DEBOLE, CAPACE DI OPERARE IL MEGLIO E IL PEGGIO, MENTRE GLI SI APRE DINANZI LA STRADA DELLA LIBERTÀ O DELLA SCHIAVITÙ, DEL PROGRESSO O DEL REGRESSO, DELLA FRATERNITÀ O DELL’ODIO. Inoltre l’uomo si rende conto che dipende da lui orientare bene le forze da lui stesso suscitate e che possono schiacciarlo o servirgli. Per questo si pone degli interrogativi.
    In verità gli squilibri di cui soffre il mondo contemporaneo si collegano con quel più profondo squilibrio che è radicato nel cuore dell’uomo. È PROPRIO ALL’INTERNO DELL’UOMO CHE MOLTI ELEMENTI SI CONTRASTANO A VICENDA. DA UNA PARTE, INFATTI, COME CREATURA, ESPERIMENTA IN MILLE MODI I SUOI LIMITI; DALL’ALTRA PARTE SI ACCORGE DI ESSERE SENZA CONFINI NELLE SUE ASPIRAZIONI E CHIAMATO A UNA VITA SUPERIORE. Sollecitato da molte attrattive, è costretto sempre a sceglierne qualcuna e a rinunziare alle altre. Inoltre, debole e peccatore, non di rado fa quello che non vorrebbe e non fa quello che vorrebbe (cfr. Rm 7, 14 segg.). Per cui soffre in se stesso una divisione, dalla quale provengono anche tante e così gravi discordie nella società. Con tutto ciò, di fronte all’evoluzione attuale del mondo, diventano sempre più numerosi quelli che si pongono o sentono con nuova acutezza gli interrogativi capitali: COS’È L’UOMO? QUAL È IL SIGNIFICATO DEL DOLORE, DEL MALE, DELLA MORTE CHE MALGRADO OGNI PROGRESSO CONTINUANO A SUSSISTERE? COSA VALGONO QUESTE CONQUISTE A COSÌ CARO PREZZO RAGGIUNTE? CHE RECA L’UOMO ALLA SOCIETÀ, E COSA PUÒ ATTENDERSI DA ESSA? COSA CI SARÀ DOPO QUESTA VITA?
    Ecco, la Chiesa crede che Cristo, per tutti morto e risorto, dà all’uomo, mediante il suo Spirito, luce e forza perché l’uomo possa rispondere alla suprema sua vocazione; né è dato in terra un altro nome agli uomini in cui possano salvarsi (cfr. At 4, 12). CREDE UGUALMENTE DI TROVARE NEL SUO SIGNORE E MAESTRO LA CHIAVE, IL CENTRO E IL FINE DI TUTTA LA STORIA UMANA. INOLTRE LA CHIESA AFFERMA CHE AL DI SOPRA DI TUTTI I MUTAMENTI CI SONO MOLTE COSE CHE NON CAMBIANO; ESSE TROVANO IL LORO ULTIMO FONDAMENTO IN CRISTO, CHE È SEMPRE LO STESSO: IERI, OGGI E NEI SECOLI (cfr. Eb 13, 8).

  6. Dalle «Omelie» di sant’Astèrio di Amasea, vescovo

    IMITIAMO L’ESEMPIO DEL BUON PASTORE
    Poiché il modello, ad immagine del quale siete stati fatti, è Dio, procurate di imitare il suo esempio. Siete cristiani, e col vostro stesso nome dichiarate la vostra dignità umana, perciò siate imitatori dell’amore di Cristo che si fece uomo.
    Considerate le ricchezze della sua bontà. Egli, quando stava per venire tra gli uomini mediante l’incarnazione, mandò avanti Giovanni, araldo e maestro di penitenza e, prima di Giovanni, tutti i profeti, perché insegnassero agli uomini a ravvedersi, a ritornare sulla via giusta e a convertirsi a una vita migliore.
    Poco dopo, quando venne egli stesso, proclamò di persona e con la propria bocca: «VENITE A ME, VOI TUTTI, CHE SIETE AFFATICATI E OPPRESSI E IO VI RISTORERÒ» (Mt 11, 28). Perciò, a coloro che ascoltarono la sua parola, concesse un pronto perdono dei peccati e li liberò da quanto li angustiava. Il Verbo li santificò, lo Spirito li rese saldi, l’uomo vecchio venne sepolto nell’acqua, e fu generato l’uomo nuovo, che fiorì nella grazia.
    Dopo che cosa seguì? Colui che era stato nemico diventò amico, l’estraneo diventò figlio, l’empio diventò santo e pio.
    Imitiamo l’esempio che ci ha dato il Signore, il buon Pastore. Contempliamo i vangeli e, ammirando il modello di premura e di bontà in essi rispecchiato, cerchiamo di assimilarlo bene.
    Nelle parabole e nelle similitudini vedo un pastore che ha cento pecore. Essendosi una di esse allontanata dal gregge e vagando sperduta, egli non rimane con quelle che pascolavano in ordine, ma messosi alla ricerca dell’altra, supera valli e foreste, scala monti grandi e scoscesi, e, camminando per lunghi deserti con grande fatica, cerca e ricerca fino a che non trova la pecora smarrita.
    DOPO AVERLA TROVATA, NON LA BASTONA, NÉ LA COSTRINGE A FORZA A RAGGIUNGERE IL GREGGE, MA, PRESALA SULLE SPALLE, E TRATTATALA CON DOLCEZZA, LA RIPORTA AL GREGGE, PROVANDO UNA GIOIA MAGGIORE PER QUELLA SOLA RITROVATA, CHE PER LA MOLTITUDINE DELLE ALTRE.
    Consideriamo la realtà velata e nascosta della parabola. Quella pecora non è affatto una pecora, né quel pastore un pastore, ma significano altra cosa. Sono figure che contengono grandi realtà sacre. Ci ammoniscono, infatti, che non è giusto considerare gli uomini come dannati e senza speranza, e che Non Dobbiamo Trascurare Coloro Che Si Trovano Nei Pericoli, Né Essere Pigri Nel Portare Loro Il Nostro Aiuto, Ma Che È Nostro Dovere Ricondurre Sulla Retta Via Coloro Che Da Essa Si Sono Allontanati E Che Si Sono Smarriti. Dobbiamo rallegrarci del loro ritorno e ricongiungerli alla moltitudine di quanti vivono bene e nella pietà.

  7. “SOLI IN TE, SIGNORE”

    C’è uno spazio luminoso nel mondo,
    e c’è un angolo splendente nel CUORE:
    è la gratuità di un gesto,
    è la riservatezza della preghiera.

    Quanto è difficile cercarla, SIGNORE;
    QUANTO è DURO E SCARNIFICANTE
    chiudere le porte alle apparenze
    e restare soli con TE, con la TUA PAROLA,
    con il TUO ESIGENTE AMORE,
    con la verità di noi stessi e dei nostri gesti.

    RENDICI CAPACI DI RESTARE SOLI CON TE.
    Donaci il coraggio di non fare parole
    di non moltiplicare gesti,
    ma di lasciare spazio alla TUA PAROLA CHE PARLA A NOI,
    CHE TRASFORMA IL NOSTRO CUORE
    E LO SPALANCA ALLA LUCE DEL TUO “AMORE”.
    AMEN. (M.T.)

  8. ” LA PREGHIERA E’ LUCE DELL’ANIMA……”. S, G. CRISOSTOMO . Troppo tardi ho scoperto questa miniera!Non voglio perdere più tempo…
    Anche in mezzo a tante tribolazioni, dinanzi a LUI ritrovo la” LUCE VERA”, La preghiera a me fa questo effetto: Mi dà una grande calma. Ho la sensazione come se i miei occhi , inumiditi di lacrime di riconoscenza , fossero diversi;riuscendo ,con un pò di sforzo si capisce , a guardare chi mi ha fatto soffrire , con grande benevolenza… Voglia il buon Dio aiutarmi ad amarlo ogni giorno di più.è solo questo ciò che desidero. GESU’ MI STA AIUTANDO A DISTACCARMI DA OGNI COSA. Lo ringrazio infinitamente. PREGHIAMO CON FORZA E
    INSISTENZA LUI NON SI OFFENDE. Questa Quaresima sia per tutti fonte di MISERICORDIA E DI GRAZIA.

  9. LA PREGHIERA È LUCE PER L’ANIMA
    S. Giovanni Crisostomo, vescovo

    LA PREGHIERA, O DIALOGO CON DIO, È UN BENE SOMMO. È, INFATTI, UNA COMUNIONE INTIMA CON DIO. Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l’anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera. Deve essere, però, una preghiera non fatta per abitudine, ma che proceda dal cuore. Non deve essere circoscritta a determinati tempi od ore, ma fiorire continuamente, notte e giorno.
    Non bisogna infatti innalzare il nostro animo a Dio solamente quando attendiamo con tutto lo spirito alla preghiera. Occorre che, anche quando siamo occupati in altre faccende, sia nella cura verso i poveri, sia nelle altre attività, impreziosite magari dalla generosità verso il prossimo, abbiamo il desiderio e il ricordo di Dio, perché, insaporito dall’amore divino, come da sale, tutto diventi cibo gustosissimo al Signore dell’universo. Possiamo godere continuamente di questo vantaggio, anzi per tutta la vita, se a questo tipo di preghiera dedichiamo il più possibile del nostro tempo.
    La preghiera è luce dell’anima, vera conoscenza di Dio, mediatrice tra Dio e l’uomo. L’ANIMA, ELEVATA PER MEZZO SUO IN ALTO FINO AL CIELO, ABBRACCIA IL SIGNORE CON AMPLESSI INEFFABILI. COME IL BAMBINO, CHE PIANGENDO GRIDA ALLA MADRE, L’ANIMA CERCA ARDENTEMENTE IL LATTE DIVINO, BRAMA CHE I PROPRI DESIDERI VENGANO ESAUDITI E RICEVE DONI SUPERIORI AD OGNI ESSERE VISIBILE.
    La preghiera funge da augusta messaggera dinanzi a Dio, e nel medesimo tempo rende felice l’anima perché appaga le sue aspirazioni. Parlo, però, della preghiera autentica e non delle sole parole.
    ESSA È UN DESIDERARE DIO, UN AMORE INEFFABILE CHE NON PROVIENE DAGLI UOMINI, MA È PRODOTTO DALLA GRAZIA DIVINA. Di essa l’Apostolo dice: Non sappiamo pregare come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inesprimibili (cfr. Rm 8, 26b). Se il Signore dà a qualcuno tale modo di pregare, è una ricchezza da valorizzare, è un cibo celeste che sazia l’anima; chi l’ha gustato si accende di desiderio celeste per il Signore, come di un fuoco ardentissimo che infiamma la sua anima.
    ABBELLISCI LA TUA CASA DI MODESTIA E UMILTÀ MEDIANTE LA PRATICA DELLA PREGHIERA. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le sue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale magnanimità, ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio, la preghiera a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia. EGLI TI CONCEDERÀ DI TRASFORMARE LA TUA ANIMA IN TEMPIO DELLA SUA PRESENZA.

  10. IL NOME DI DIO (Rabindranath Tagore)

    Il nome di Dio è dipinto sulle corolle dei fiori, scintilla sulla spuma delle onde, è innalzato in vetta alle colline.
    Il nome di Dio è impresso nel sorriso di un bambino, nel bel volto di un giovane, nella tenerezza di un vecchio.
    Il nome di Dio è custodito nel profondo del mio cuore!

  11. UNA COMMOVENTE ESPERIENZA DI DON ORIONE… nel 25.mo anniversario Sacerdozio

    o Qui di feste non se ne sono fatte; non ho permesso che se ne facessero pel mio XXV di Sacerdozio. Quel giorno io dovevo passarlo a Bra, nel silenzio e in Domino; ma, la vigilia, mi accorsi che il caro Chierico Viano andava peggiorando, e allora mi fermai a Tortona. La notte la passai presso il letto di Viano e la mattina dissi la Messa ai piedi della Madonna della Divina Provvidenza, e i ragazzi e tutti fecero la comunione generale. Ho voluto dire Messa da morto; ho sentito che dovevo pregare per tutti quelli che mi seguirono o che furono nostri alunni o benefattori e che già sono andati a vita eterna. Venuta l’ora del pranzo, ti dirò come l’ho passata. Viano andava peggiorando, ma era sempre presente a se stesso; da più giorni quel povero figlio, malgrado gli enteroclismi, non aveva avuto più beneficio di corpo, quando, verso mezzodì ebbe come un rilassamento di corpo, e non si fece a tempo, perchè anche lui non avvertì a tempo o non se ne è neanche accorto, poveretto! E allora il chierico Don Camillo Secco ora è suddiacono -che fa da infermiere, e che è forte assai, alzò il caro malato diritto sul letto, e abbiamo cambiato tutto, e il letto e il malato, e così mentre gli altri pranzavano, con dell’acqua tiepida io lo lavavo e pulivo, facendo, col nostro caro Viano, quegli uffici umili sì, ma santi, che una madre fa con i suoi bambini. Ho guardato in quel momento il chierico Camillo, ed ho visto che piangeva. Ci eravamo chiusi in infermeria, perchè nessuno entrasse, e fuori picchiavano con insistenza che andassi giù a pranzo; ma io pensavo che meglio assai era compiere, con amore di Dio e umiltà, quell’opera santa, e veramente di Dio; e dicevo tra me: -Oh molto meglio questo che tutte le prediche che ho fatto! Ora vedo che veramente Gesù mi ama, se mi dà modo di purificare la mia vita e di santificare cosi questo XXV anniversario di mio Sacerdozio. E sentivo che mai avevo più sublimemente né più santamente servito a Dio nel mio prossimo, come in quel momento, ben più grande che tutte le opere fatte nei 25 anni di ministero sacerdotale. E Deo gratias! E Deo gratias! Vedi? Così noi ci amiamo! Per la grazia di Dio che è in noi e per la Sua Divina Misericordia, così noi ci amiamo in Lui! …Lett. 18

  12. Cari amici oggi Madonna di Lourdes… Pensando alle edificanti esperienze vissute con i pellegrinaggi degli ammalati… riposiamoci un pò con la candida pagina di Bernadette Soubirous:

    UNA SIGNORA MI HA PARLATO
    Dalla «Lettera» di santa Maria Bernardetta Soubirous, vergine
    (Lettera a P. Gondrand, a. 1861)

    Un giorno, recatami sulla riva del fiume Gave per raccogliere legna insieme con due fanciulle, sentii un rumore. Mi volsi verso il prato ma vidi che gli alberi non si muovevano affatto, per cui levai la testa e guardai la grotta. VIDI UNA SIGNORA RIVESTITA DI VESTI CANDIDE. Indossava un abito bianco ed era cinta da una fascia azzurra. Su ognuno dei piedi aveva una rosa d’oro, che era dello stesso colore della corona del rosario. A quella vista mi stropicciai gli occhi, credendo a un abbaglio. MISI LE MANI IN GREMBO, DOVE TROVAI LA MIA CORONA DEL ROSARIO. Volli anche farmi il segno della croce sulla fronte, ma non riuscii ad alzare la mano, che mi cadde. Avendo quella Signora fatto il segno della croce, anch’io, pur con mano tremante, mi sforzai e finalmente vi riuscii. COMINCIAI AL TEMPO STESSO A RECITARE IL ROSARIO, mentre anche la stessa Signora faceva scorrere i grani del suo rosario, senza tuttavia muovere le labbra. Terminato il rosario, la visione subito scomparve. Domandai alle due fanciulle se avessero visto qualcosa, ma quelle dissero di no; anzi mi interrogarono cosa avessi da rivelare loro. Allora risposi di aver visto una Signora in bianche vesti, ma non sapevo chi fosse. Le avvertii però di non farne parola. Allora anch’esse mi esortarono a non tornare più in quel luogo, ma io mi rifiutai. Vi ritornai pertanto la domenica, sentendo di esservi interiormente chiamata. Quella Signora mi parlò soltanto la terza volta e mi chiese se volessi recarmi da lei per quindici giorni. Io le risposi di sì. Ella aggiunse che dovevo esortare i sacerdoti perché facessero costruire là una cappella; POI MI COMANDÒ DI BERE ALLA FONTANA. Siccome non ne vedevo alcuna, andavo verso il fiume Gave, ma ella mi fece cenno che non parlava del fiume e mi mostrò col dito una fontana. Recatami là, non trovai se non poca acqua fangosa. Accostai la mano, ma non potei prender niente; perciò cominciai a scavare e finalmente potei attingere un po’ d’acqua; LA BUTTAI VIA PER TRE VOLTE, ALLA QUARTA INVECE POTEI BERLA. La visione allora scomparve ed io me ne tornai verso casa. Per quindici giorni però ritornai colà e la Signora mi apparve tutti i giorni tranne un lunedì e un venerdì, dicendomi di nuovo di avvertire i sacerdoti che facessero costruire là una cappella, di andare a lavarmi alla fontana e di pregare per la conversione dei peccatori. LE DOMANDAI PIÙ VOLTE CHI FOSSE, MA SORRIDEVA DOLCEMENTE. ALLA FINE, TENENDO LE BRACCIA LEVATE ED ALZANDO GLI OCCHI AL CIELO, MI DISSE DI ESSERE L’IMMACOLATA CONCEZIONE. NELLO SPAZIO DI QUEI QUINDICI GIORNI MI SVELÒ ANCHE TRE SEGRETI, CHE MI PROIBÌ ASSOLUTAMENTE DI RIVELARE AD ALCUNO; COSA CHE IO HO FEDELMENTE OSSERVATO FINO AD OGGI.

  13. San Giovanni Paolo II Omelia del Mercoledì delle ceneri

    NEL SEGRETO DEL CUORE…
    La Quaresima è dunque il tempo di entrare in se stessi. È il periodo di una particolare intimità con Dio nel segreto del proprio cuore e della propria coscienza. In una tale intimità interiore con Dio si attua l’essenziale opera della Quaresima: opera della conversione.
    In un tale segreto interiore e nell’intimità con Dio stesso in tutta la verità del proprio cuore e della propria coscienza, risuonano parole come quelle del Salmo dell’odierna Liturgia: una tra le confessioni più profonde che l’uomo mai abbia fatto davanti al suo Dio: “PIETA’ DI ME, O DIO, secondo la tua misericordia; / nella tua grande bontà cancella il mio peccato. / Lavami da tutte le mie colpe, / mondami dal mio peccato. / Riconosco la mia colpa, / il mio peccato mi sta sempre dinanzi. / Contro di te, contro te solo ho peccato, / quello che è male al tuoi occhi, io l’ho fatto” (Sal 51, 1-6).

    Sono parole purificanti. Parole trasformanti. Esse trasformano l’uomo interiormente, e sono una testimonianza della trasformazione. Recitiamole spesso durante la Quaresima. E soprattutto cerchiamo di rinnovare questo spirito che le vivifica; La Quaresima infatti è essenzialmente invito alla conversione. Le “opere di pietà” di cui parla il Vangelo aprono a ciò la strada. Compiamole per quanto è possibile. Ma, prima di tutto, adoperiamoci per un incontro interiore con Dio in tutta la nostra vita

  14. … ANDARSENE CON GESU’come ha fatto BARBARA dandoci prova di eroismo, credo sia la cosa più bella e più grande che un’anima, innamorata di LUI, possa desiderare. Perchè questo desiderio si realizzi sarebbe bello non sciupare il dono della sofferenza.Essa ci avvicina a LUI, ci aiuta a non perdere mai
    la speranza del”CIELO”… GRAZIE DI CUORE…! QUESTI ESEMPI SONO QUELLI CHE FANNO BENE ALL’ANIMA.

  15. NEL MESE DEDICATO ALLA VITA L’ESEMPIO DI QUESTA DONNA VALE PIU’ DI TUTTI I DISCORSI… GRAZIE BARBARA…
    Rinuncia alle cure
    per far nascere la figlia
    ***
    Una scelta d’amore vissuta fino in fondo con il sorriso. Barbara Betti si è arresa solo davanti alla malattia che l’ha consumata. E il dolore non ha requie. Giovane brillante avvocato casertano, originaria di Capua, ma viveva a Riardo, nel Casertano, con il marito Giovanni e con la bambina nata pochi mesi fa, Barbara aveva rinunciato alle cure per permettere alla piccola di venire al mondo in salute. Combatteva da anni contro un male che si è mostrato incurabile. Aveva affrontato e superato diverse operazioni, aveva sopportato numerosi cicli di terapie. Senza che il sorriso l’abbandonasse, guardando avanti, sperando in un futuro migliore, più sereno. E ogni alba era un nuovo punto di partenza, un altro traguardo da raggiungere. Con la tenacia della vita.
    La stessa che ha voluto trasmettere alla sua piccola, nata dall’amore con Giovanni, l’uomo della sua vita. Nonostante le sofferenze, nonostante il dolore tra una cura e l’altra, nonostante per lunghe settimane l’ospedale sia stato come la sua seconda casa, Barbara era riuscita a coronare il suo sogno d’amore insieme a Giovanni, che ha avuto sempre accanto, soprattutto nei momenti più delicati del suo difficile cammino nel labirinto della malattia. Il giorno del matrimonio è stato per tutti, per i familiari, per gli amici, per i concittadini, il gesto concreto della speranza che non si spegne. «Credo che quel giorno la commozione fosse pari alla felicità. Davvero credevamo tutti che ce l’avrebbe fatta, che tutto sarebbe andato bene» racconta un’amica. Anche i mesi del matrimonio sono stati segnati dalla malattia e dalla lotta per vivere, ma avevano una cornice di normalità regalata dall’amore di due giovani. E quando è stata certa di essere incinta, Barbara ha accettato l’evento con gioia e lo ha annunciato come fosse segno di rinascita, come un miracolo della vita che si rigenera e che continua. Era emozionata come una bambina, raccontano gli amici. Non appariva preoccupata e forse, ricordano, eravamo noi più in pensiero per lei. Più di un medico nel frattempo le aveva sconsigliato di continuare la gravidanza. La terapia contro la malattia, che continuava a tenerla in ostaggio, poteva danneggiare irrimediabilmente la creatura che portava in grembo, dicevano. Se avesse invece interrotto le cure, sarebbe stata lei, Barbara, ad essere in pericolo. Lei si sentiva l’avvocato che stava difendendo la vita davanti al tribunale dei pregiudizi, delle debolezze, dei timori, delle speculazioni fini a se stesse. E non ha esitato: ha scelto di continuare e di portare a termine la gravidanza, di far crescere quel germoglio, di far nascere il frutto dell’amore. E per questo ha rinunciato alle terapie. I familiari hanno accettato la sua decisione non senza ansia, ma l’hanno appoggiata. Barbara è stata brava, ha declamato la sua migliore arringa. Perché davvero non si poteva rifiutare la vita. Nove mesi trascorsi sempre sotto controllo dei sanitari, pronti ad intervenire, per salvare l’una o l’altra, la mamma o la bambina – aveva subito saputo che sarebbe stata una femminuccia. Fino al momento del parto: quattro mesi fa è nata la piccola, sanissima e bellissima. Il mondo aveva avuto in dono una nuova splendida creatura. Subito dopo Barbara ha accettato di riprendere le terapie, determinata più che mai. È quindi ripresa la quotidianità della cura, stavolta con una forza e un senso in più. Ma il male era avanzato e il 4 febbraio scorso Barbara Betti si è spenta mandando un bacio e un sorriso alla sua piccola e a suo marito…

  16. “Chi vuole udire qualcosa
    deve PREPARARSI CON IL SILENZIO
    alla CAPACITA’ di UDIRE”

    “La PREGHIERA è un dialogo che la Parola di Dio conduce
    e dove noi non possiamo essere che gli ASCOLTATORI”

    “La nostra INQUIETUDINE psicologica
    non è in grado di vincere la PACE più grande
    che ci viene donata dalla GRAZIA”

    (Hans Urs von Balthasar)

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