DOMENICA 27 DICEMBRE 2020                                     FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA

  • GIUSEPPE  PADRE DAL CORAGGIO CREATIVO!?     Leggendo i “Vangeli dell’infanzia”, ci viene da domandarci perché Dio non sia intervenuto in maniera diretta e chiara. Ma Dio interviene per mezzo di eventi e persone. GIUSEPPE è l’uomo mediante il quale DIO SI PRENDE CURA degli inizi della storia della redenzione. EGLI È IL VERO “MIRACOLO” con cui DIO SALVA IL BAMBINO E SUA MADRE. Il Cielo interviene fidandosi del coraggio creativo di quest’uomo, che giungendo a Betlemme e non trovando un alloggio dove Maria possa partorire, sistema una stalla e la riassetta, affinché diventi quanto più possibile un luogo accogliente per il Figlio di Dio che viene nel mondo (Lc 2,6-7). Davanti all’incombente pericolo di Erode, che vuole uccidere il Bambino, Giuseppe viene allertato per difendere il Bambino, e nel cuore della notte organizza la fuga in Egitto (Mt 2,13)
  • GIUSEPPE CON LA S. FAMIGLIA: come i migranti di oggi?                       Il Vangelo non dà informazioni riguardo al tempo in cui Maria e Giuseppe e il Bambino rimasero in Egitto. Certamente però avranno dovuto mangiare, trovare una casa, un lavoro. La santa Famiglia dovette affrontare problemi concreti come molti nostri fratelli migranti che ancora oggi rischiano la vita costretti dalle sventure e dalla fame,   
  • PADRE LAVORATORE … San Giuseppe era un carpentiere che ha lavorato per garantire il sostentamento della sua famiglia. Da lui Gesù ha imparato il valore, la dignità e la gioia di ciò che significa mangiare il pane frutto del proprio lavoro.
  • PADRE NELL’OMBRA  Lo scrittore polacco Jan Dobraczyński, nel suo libro L’ombra del Padre, ha narrato in forma di romanzo la vita di San Giuseppe.  Con la suggestiva immagine dell’ombra definisce la figura di Giuseppe, che nei confronti di Gesù è l’ombra sulla terra del Padre Celeste: lo custodisce, lo protegge, non si stacca mai da Lui per seguire i suoi passi.    Così Giuseppe ha esercitato la paternità per tutta la sua vita.   
  • Nella società del nostro tempo, spesso i figli sembrano essere ORFANI DI PADRE. ANCHE LA CHIESA DI OGGI HA BISOGNO DI PADRI. È sempre attuale di San Paolo ai Corinzi: «Potreste avere anche diecimila pedagoghi in Cristo, ma non certo molti padri» (1 Cor 4,15); e ogni sacerdote o vescovo dovrebbe poter aggiungere come l’Apostolo: «sono io che vi ho generato in cristo gesù mediante il vangelo» (ibid.).   
  • ESSERE PADRI… COSA SIGNIFICA? INTRODURRE IL FIGLIO ALL’ESPERIENZA DELLA VITA, alla realtà. Non trattenerlo, non imprigionarlo, non possederlo, ma renderlo capace di scelte, di libertà, di partenze. La logica dell’amore è una logica di libertà, e Giuseppe ha saputo amare in maniera straordinariamente libera. Non ha mai messo sé stesso al centro. Ha saputo decentrarsi, mettere al centro della sua vita MARIA E GESÙ.

    TORNIAMO A SCUOLA   …..A NAZARET (Papa Paolo VI)

“In primo luogo la casa di Nazaret ci insegna IL SILENZIO.Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazareth, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri. Insegnaci quanto importanti e necessari siano il lavoro di preparazione, lo studio, la meditazione, l’interiorità della vita, la preghiera, che Dio solo vede nel segreto.   Qui Comprendiamo il modo di vivere IN FAMIGLIA. Nazareth ci ricordi cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro ed inviolabile; ci faccia vedere com’è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale. (Paolo VI,  5 gennaio 1964)

  • PAPA FRANCESCO:  “PERMESSO”, “SCUSA”, “GRAZIE”: Maria ha detto il suo “sì” a Dio, un “sì” che ha sconvolto la sua umile esistenza di Nazaret, è stato solo il primo di tanti “sì” pronunciati nel suo cuore nei suoi momenti gioiosi, come pure in quelli di dolore, tanti “sì” culminati in quello sotto la Croce. Saper ringraziare, saper lodare per quanto il Signore fa per noi. Guardiamo Maria: dopo l’Annunciazione, il primo gesto che compie è di carità verso l’anziana parente Elisabetta; e le prime parole che pronuncia sono: “L’anima mia magnifica il Signore”, cioè un canto di lode e di ringraziamento a Dio non solo per quello che ha operato in lei, ma per la sua azione in tutta la storia della salvezza. Tutto è suo dono. Se noi possiamo capire che tutto è dono di Dio, quanta felicità nel nostro cuore! Tutto è suo dono. Lui è la nostra forza! Dire grazie è così facile, eppure così difficile! Quante volte ci diciamo grazie in famiglia? E’ una delle parole chiave della convivenza. “Permesso”, “scusa”, “grazie“: se in una famiglia si dicono queste tre parole, la famiglia va avanti. “PERMESSO”, “SCUSAMI”, “GRAZIE”.

D I T E L O  …. P R I M A!

  • Lui era un omone robusto, dalla voce tonante e i modi bruschi.  Lei era una donna dolce e delicata. Si erano sposati.  Lui non le faceva mancare nulla. I figli crebbero,  si sposarono, se ne andarono. Una storia come tante…
  • Ma, quando tutti i figli furono sistemati, la donna perse il sorriso,  divenne sempre più esile e diafana.  Non riusciva più a mangiare e in breve non si alzò più dal letto. Preoccupato, il marito la fece ricoverare in ospedale.Vennero al suo capezzale medici e poi specialisti famosi.  Nessuno riusciva a scoprire il genere di malattia.  Scuotevano la testa e dicevano: “ Ma? ”.
  • L’ultimo specialista prese da parte l’omone e gli disse: “direi  Che… sua moglie non ha più voglia di vivere”. Senza dire una parola, l’omone si sedette accanto al letto della moglie e le prese la mano. Una manina sottile che scomparve nella manona dell’uomo. Poi, con la sua voce tonante, disse deciso: TU NON MORIRAI! ”.“ Perché? ”, chiese lei, in un soffio lieve.“PERCHÉ IO HO BISOGNO DI TE! ”….
  • “E PERCHÉ NON ME L’HAI DETTO PRIMA?”. Da quel momento la donna cominciò a migliorare. E oggi sta benissimo.  Mentre medici e specialisti continuano a chiedersi che razza di malattia avesse e quale straordinaria medicina  l’avesse fatta guarire così in fretta.  

NOTE PERSONALI… COSA TI  COLPISCE DI QUESTI PENSIERI ? ISPIRANDOCI ALLA FAMIGLIA DI NAZARET… COME POTREMMO MIGLIORARE I RAPPORTI NELLA NOSTRA FAMIGLIA?

_________________________________________________________________

           donalesiani@gmail.comwww.donvincenzoalesiani.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *