• 27 SETTEMBRE: SAN VINCENZO DE’ PAOLI
     I POVERI
     SONO I NOSTRI PADRONI. Non dobbiamo regolare il nostro atteggiamento verso i poveri da ciò che appare esternamente in essi. Dobbiamo piuttosto considerarli al lume della fede. Il Figlio di Dio ha voluto essere povero, ed essere rappresentato dai poveri. E egli si qualifica l’evangelizzatore dei poveri:
  • «Mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio» (Lc 4, 18).
  • Dobbiamo entrare in questi sentimenti e fare ciò che Gesù ha fatto: curare i poveri, consolarli, soccorrerli, raccomandarli. Egli stesso volle nascere povero, ricevere nella sua compagnia i poveri, servire i poveri, mettersi al posto dei poveri, fino a dire che il bene o il male che noi faremo ai poveri lo terrà come fatto alla sua persona divina.
  • DIO AMA I POVERI e, per conseguenza, ama QUELLI CHE AMANO I POVERI. Così abbiamo ragione di sperare che, per amore di essi, Dio amerà anche noi. Quando andiamo a visitarli, cerchiamo di capirli per SOFFRIRE CON LORO, e di metterci nella disposizione interiore dell’Apostolo che diceva: «Mi sono fatto tutto a tutti» (1 Cor 9, 22).
  • IL SERVIZIO DEI POVERI deve essere preferito a tutto. Non ci devono essere ritardi. Se nell’ora dell’orazione avete da portare una medicina o un soccorso a un povero, ANDATEVI TRANQUILLAMENTE. Offrite a Dio la vostra azione, unendovi l’intenzione dell`orazione.
  • Non dovete preoccuparvi e credere di aver mancato, se per il servizio dei poveri avete lasciato l’orazione. Se lasciate l’orazione per assistere un povero, sappiate che FAR QUESTO E’ SERVIRE DIO.
  • LA CARITA’ E’ SUPERIORE A TUTTE LE REGOLE, e tutto deve riferirsi ad essa. E’ una grande signora: bisogna fare ciò che comanda. Tutti quelli che ameranno i poveri in vita NON AVRANNO ALCUN TIMORE DELLA MORTE. Serviamo dunque con rinnovato amore i poveri e cerchiamo i più abbandonati.
  • DON ORIONE SI E’ ISPIRATO TANTO …HA “COPIATO”  S. VINCENZO DE PAOLI... SENTITE…

Oggi vorrei essere un poeta ed un santo per cantare il più bell’inno che si possa cantare sulla terra: l’inno della carità.    

Oh la carità di quel S. Francesco d’Assisi, che fu tutto serafico in ardore! Oh la carità che affocava il cuore di S. Vincenzo de’ Paoli e del Cottolengo, il padre degli infelici!   Dio è carità, e chi vive la carità, vive Dio!      Nel più misero degli uomini brilla l’immagine di Dio. Chi dà al povero, dà a Dio e avrà dalla mano di Dio la ricompensa.  Seminare a larga mano, sui nostri passi, opere di bontà e di amore, asciughiamo le lacrime di chi piange.    Fare del bene a tutti, fare del bene sempre, del male a nessuno!  

  •  Il 25.mo di sacerdozio… Accanto agli ammalatiQui di feste non se ne sono fatte, non ho permesso che se ne facessero pel mio XXV di sacerdozio, quel giorno io dovevo passarlo a Bra, nel silenzio e in Domino, ma, la vigilia, mi accorsi che il caro ch.co Viano andava peggiorando e allora mi fermai a Tortona. La notte la passai presso il letto di Viano (…) . Venuta l’ora del pranzo, ti dirò come l’ho passata. Viano andava peggiorando ma era sempre presente a se stesso. Da più giorni quel povero figlio, malgrado gli enteroclismi non aveva più avuto beneficio di corpo, quando, verso mezzodì, ebbe come un rilassamento di corpo, e non si fece a tempo, perché anche lui non avvertì a tempo o non se ne è neanche accorto, poveretto! E allora il chierico don Camillo Sacco che fa da infermiere,  alzò il caro malato diritto sul letto, e abbiamo cambiato tutto e il letto e il malato, e così, mentre gli altri pranzavano, con dell’acqua tiepida, io lo lavavo e pulivo, facendo col nostro caro Viano quegli uffici umili sì, ma santi CHE UNA MADRE fa con i suoi bambini. Ho guardato in quel momento il ch.co Camillo ed ho visto che piangeva. Ci eravamo chiusi in infermeria perché nessuno entrasse e fuori picchiavano e chiamavano con insistenza che andassi giù a pranzo; ma io pensavo che meglio assai era compiere con amore di Dio e umiltà quell’opera santa, e veramente di Dio e dicevo tra me: oh molto meglio questo che tutte le prediche che ho fatto, che tutte le opere fatte nei 25 anni di ministero sacerdotale. E Deo gratias! E Deo gratias!  Vedi? Così noi ci amiamo!  Scr.29,116ss
  •  “Qualunque cosa  avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli,  l’avete fatto a me” (Mt 25,40)

RISONANZE… E ALLORA, AMICI, SULL’ESEMPIO DI QUESTI DUE SANTI… NOI POSSIAMO FARE QUALCOSA DI PIU’ E DI MEGLIO PER I POVERI? CHE COSA IN PARTICOLARE?

————————————————————–donalesiani@gmail.com

 

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